Giorgio Fonio: “Questi casi gridano vendetta al cielo”

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Di

foniodi Jacopo Scarinci

Bambini che si vedono un genitore allontanato anche se l’altro è svizzero. Padri e madri cui viene revocato il permesso di soggiorno perché non riescono a mantenersi: nel 2015 ben 81. Manuele Bertoli ha denunciato per primo queste gravissime decisioni, e qualcosa sta iniziando a muoversi anche in Gran Consiglio. Ne abbiamo parlato con Giorgio Fonio, firmatario di un’interrogazione al Consiglio di Stato che mira a capire, soprattutto, quanti figli svizzeri siano privati del loro genitore per motivi economici e perché straniero.

Fonio, lei assieme ai suoi colleghi di partito Jelmini e Agustoni ha inoltrato un’interrogazione al Consiglio di Stato chiedendo, soprattutto, in quanti casi di revoche di permessi B o C ad essere stati allontanati sono stati genitori stranieri di figli svizzeri. Questo significa spezzare famiglie. La legge è la legge o bisogna sviluppare del senso critico e, come lo stesso Bertoli ha detto di star già facendo, iniziare a fare obiezione di coscienza?

Siamo ancora in una fase interlocutoria, nel senso che la nostra interrogazione ha proprio lo scopo di fare chiarezza davanti a una situazione che di primo acchito ci interroga. Ciò che però deve essere chiaro è che per noi la famiglia ha un valore importantissimo e la separazione forzata di una parte di essa può avvenire solo in situazioni estremamente particolari.

“Il vissuto familiare è la prima e insostituibile scuola delle virtù sociali, come il rispetto delle persone, la gratuità, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà, la cooperazione”. Parole di Benedetto XVI che ben spiegano quanto la famiglia sia importante e insostituibile.

Norman Gobbi ha affermato che queste sono, citiamo, “storie sovente raccontate ad arte per sembrare agli occhi dei lettori una tremenda ingiustizia” e queste decisioni vengono prese perché ci sono “abusi del sistema”. Davvero una questione così drammatica può essere banalizzata e semplificata in questo grossolano modo?

Gli abusi devono venir combattuti assolutamente perché chi li commette toglie risorse a chi realmente necessita del sostegno dello Stato. Bisogna però evitare che a causa di chi abusa si vada a colpire chi senza colpa proprie semplicemente si trova a vivere un momento di difficoltà.

Morena Antonini, capo dell’Ufficio migrazione, aggiunge che, prima di smembrare una famiglia dove il figlio svizzero può rimanere da noi con il genitore svizzero, vengono fatte valutazioni particolari. Dall’esterno sorge spontanea una domanda: perché questi eccessi di burocrazia quando sarebbe molto più semplice non spezzare alcuna famiglia e far crescere sereni i figli coinvolti?

Effettivamente non essendo un tecnico mi riesce difficile immaginare che per motivi economici un bambino possa veder espulso il suo papà. Per raggiungere questo obiettivo è importante che le situazioni di abuso vengano individuate e sanzionate, in questo senso una verifica da parte degli uffici cantonali dovrebbe essere una garanzia a tutela soprattutto di chi ha davvero bisogno.

Manuele Bertoli, che per primo ha denunciato queste pratiche, ritiene scandaloso che siano i soldi a decretare se un genitore possa o no continuare a star vicino a suo figlio e crescerlo. È d’accordo?

Certo. Vi sono situazioni dove dei padri, dopo aver lavorato per anni nelle peggiori aziende del Cantone (salarialmente parlando), si ritrovano senza un lavoro. Queste persone, come accadrebbe a ognuno di noi, si ritrovano velocemente senza soldi e in poco tempo accumulano dei debiti. Oltre a questo forte disagio si ritrovano con il foglio di via… Questi casi gridano vendetta al cielo e devono essere evitati!

Lei è padre. Può immaginare quale possa essere il dolore che prova un genitore ad essere allontanato dalla sua famiglia perché non in grado di mantenerla. Cosa si sente di dire a tutte le persone, e non sono poche, che vivono con apprensione questa situazione drammatica?

Non riesco neppure a immaginare che un giorno potrei trovarmi separato dai miei figli.

A queste persone posso solo dire che non sono sole e che vi è una parte del paese che ritiene che la famiglia abbia un valore fondamentale e che non ci si possa limitare a un giudizio legato unicamente al “portafoglio”.

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