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Gli Europei e tutto il resto

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Di

rsidi Francesco Righetti

In un periodo dove la nostra televisione pubblica viene quotidianamente bombardata da ogni parte sarebbe giusto provare a rimettere la chiesa al centro del villaggio, facendo una considerazione di merito sull’evento principale di queste settimane: gli Europei di calcio.

Abitassimo in Italia o Germania, avremmo dovuto sottoscrivere un costoso abbonamento a Sky per guardare tutte le partite. Idem in Francia, dove l’evento viene trasmesso integralmente da beIN Sports. Stesso discorso in Gran Bretagna dove BBC e ITV passano qualche partita ma ne lasciano alle piattaforme satellitari molte altre. Domanda: qual è l’unico Paese in Europa che ha offerto una copertura capillare delle partite? La Svizzera, noi. In nessun altro Paese il servizio pubblico ha fatto questo regalo a chiunque ami il calcio. E non si parla di poca gente: le partite della nostra nazionale sono state seguite in media, solo sulla RSI, da 72’400 persone l’una, con quote di mercato altissime. Durante i per noi fatali rigori contro la Polonia, otto televisori su dieci accesi nella Svizzera italiana erano collegati alla RSI. In questi giorni l’emittente di Comano ha lanciato una campagna di ringraziamento (http://www.rsi.ch/speciali/pei/12mo-uomo/grazie/) verso i nostri giocatori, certo, ma soprattutto verso gli utenti che hanno premiato gli sforzi profusi.

Quando si parla di sport, non si parla di divertimenti per la plebe come sostenuto da alcuni: si parla di ciò che unisce, di ciò che appassiona e che porta davanti ai televisori sempre più persone nel mondo. Noi senza bisogno di abbonamenti satellitari abbiamo un servizio pubblico che ci offre tutti gli sport invernali, il motomondiale, la Formula 1, il ciclismo, il tennis, la Champions League e la Europa League, gli Europei.

Quanti di quelli che fucilano ogni giorno la RSI sono incollati allo schermo quando questi eventi sono trasmessi dalla RSI stessa? Quanti di quelli che si bevono le solite solfe del Mattino o di Filippo Lombardi sono poi i primi a urlare di gioia guardando un punto di Federer, la rovesciata di Shaqiri o una vittoria di Cologna? Un po’ di coerenza, essù.

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