Io, ex pendolare del binario unico

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Di

Trenodi Narses

Sono un ex pendolare del binario unico, in Sicilia. I miei studi universitari sono stati vissuti su quei treni lerci e stantii del profondo Sud, laddove l’attesa in una stazione dal sapore di un vecchio western era la normalità, si attendeva che transitasse il treno in direzione opposta dato che il binario era sempre quello, che lo si volesse o meno; una volta in una stazione, una volta nell’altra, la sosta era obbligata, qualcuno andava più veloce di te e allora toccava dare la precedenza: è la normalità, lo stato delle cose.

Lo stato delle cose, oggi, sono due treni che si scontrano probabilmente per un comando sbagliato, una precedenza errata, uno stop non dato: esattamente quello che sarebbe potuto accadere a me durante i miei spostamenti dal paesello all’Università, perché l’impiegato di Scaletta Zanclea o Giardini Naxos non avrebbe potuto commettere lo stesso errore e farci schiantare contro un altro treno e finire dritti dritti in mare? È un uomo come il suo collega di Ruvo di Puglia, e come tale sbaglia: poteva succedere anche a me, poche balle.

Ma la realtà dei fatti, a posteriori, col senno di poi o come altro vi va di chiamarla, è che il progetto del raddoppio della Bari Nord risale, leggo, al 2007, nove anni fa: nel 2012 era stato ottenuto il finanziamento dall’UE, nel 2013 terminati gli espropri. E poi? 3 anni persi nel nulla di lungaggini burocratiche, addirittura poche settimane fa era stato prorogato il termine per la presentazione delle offerte per la gara d’appalto: 9 anni dopo.

E poi penso ai miliardi buttati nel cesso per quel maledetto, fantomatico Ponte sullo Stretto che ogni cavolo di fottutissimo politicante di turno negli ultimi 40 anni e passa ha agitato come se fosse il suo grosso pisello per far lanciare gridolini di ammirazione al popolo bagascia: ma come vi viene in mente di voler fare 3 Km di ponte di acciaio per risparmiare 20 minuti scarsi fra Sicilia e Calabria quando in buona parte del Sud si viaggia a binario unico, quando non addirittura a gasolio?

Ora mi venite a parlare di errore umano: certo, c’è stato, ma avrebbe avuto probabilmente conseguenze ben diverse se fosse avvenuto in un Paese normale, in cui non si perdono 9 anni dietro un progetto, in cui non si lanciano dalla finestra soldi per le grandi fantomatiche opere quando dietro lo scintillio dell’acciaio del Ponte sullo Stretto ci sono tratte ferroviarie degne del Far West.

È successo a Ruvo di Puglia, Ferrovia Bari Nord, come poteva succedere sulla Messina – Catania o sulla Messina – Palermo o in una serie infinita di altre tratte: semplicemente, in un Paese che invece che pensare all’Alta Velocità per il 50% del suo territorio arricchendo la privatizzata Trenitalia (perché chiamarla ancora Ferrovie dello Stato fa ridere i polli) o a come raggiungere Lione da Torino più rapidamente possibile pensasse a come rendere più comoda e sicura la vita dell’ultimo scopino che fa il pendolare per studiare o guadagnarsi da vivere, un controllore distratto probabilmente non avrebbe causato 25 morti, perché se ci sono due binari, signori, i due treni viaggiano separati, e vi sfido a sostenere il contrario.

Ora è il momento del lutto; domani sarà il momento dell’accertamento dei fatti e delle responsabilità contingenti: dopodomani, dovrebbe essere il momento della resa dei conti per il micropopolo delle procedure, dei permessi, dei timbri, delle domande, delle proroghe, delle 40 domande 90 concorsi 200 ricorsi, di chi ha fatto in modo che il destino e la vita di decine di persone fosse nelle mani del piccolo controllore di Ruvo di Puglia.

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