La sottile linea rossa

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Di

America Neri Razzismodi Corrado Mordasini

La linea rossa è quella del poeta inglese Tennyson, ha il colore del sangue. Quella linea è quella dei reggimenti scozzesi, che subiscono l’urto della cavalleria russa a Balaklava, in Crimea, senza recedere. Sottili, rossi delle loro giubbe con il tartan a coprire le gambe storte, la rabbia di essere figli di un Dio minore e il riscatto del coraggio. I tedeschi, nella Seconda guerra mondiale, erano terrorizzati dagli scozzesi, da quei pazzi che suonavano la cornamusa tra le schegge e le pallottole. Gli scozzesi erano dei disperati. Come gli sparatori di Dallas, che questa linea rossa l’hanno superata.

Il sangue è uguale in tutte le donne e gli uomini a prescindere dalla sfumatura del colore della loro pelle. Ieri a Dallas, durante la veglia per un afroamericano ucciso dalla polizia, dei cecchini hanno sparato ai poliziotti che seguivano la manifestazione, uccidendone cinque e ferendone sei. 11 agenti a terra, in quella che, più che una manifestazione, sembrava una guerra degna dello stato islamico.

E forse non siamo così distanti da questo concetto. Il terrorismo nasce spesso dall’impotenza. Dove non posso usare un esercito per ribaltare una situazione, uso i metodi della guerriglia: ce l’hanno insegnato le Brigate Rosse, che si ispiravano alla lotta partigiana, la Rote Armee Fraktion tedesca, i baschi dell’ETA e gli irlandesi dell’IRA. Una guerriglia sanguinosa, spesso inconcludente, ma figlia di frustrazioni, odi e amarezza. Figlia di problemi non risolti e gonfiatisi come sacche di pus pronte a esplodere.

Per la prima volta l’America con la A maiuscola si trova a dover fronteggiare i suoi figli di colore su un campo di guerra. E non è casuale che succeda proprio quando alla presidenza ci sia un negro. Un “nigga”, un fratello, e la frustrazione, figlia degenere della speranza di 8 anni di presidenza, si fa strada. Nemmeno le pantere nere negli anni ‘70 erano arrivate a tanto.

Forse sono tre o quattro i responsabili dell’eccidio, uno si sarebbe addirittura suicidato. Qual è la differenza tra i terroristi dell’ISIS e questa gente? Io penso nessuna. Entrambi sono figli di frustrazioni, che seppur diverse hanno un movente comune e un filo storico: evidentemente questa gente non ha più niente da perdere. Come gli scozzesi a Balaklava che, forse, riversarono sui russi l’odio per gli inglesi.

Oggi si è rotto qualcosa, e gli stereotipi sono oltre: il negro americano è stufo davvero di essere emarginato, e lo è anche se uno di loro è presidente. Grida a gran voce basta, chiede il suo posto al sole, stanco di vivere nei ghetti e di avere una speranza di vita che è la metà di quella di un bianco. Il negro grida basta, e i bianchi gli hanno dato le unghie per colpire. La Rifle National Association deve fare anche i conti con questo.

È ora che il Partito Democratico avvii una differente politica per gestire i suoi poveri, che sono per la stragrande maggioranza neri e ispanici: che diventino cittadini davvero, se no si troveranno gli scozzesi in casa, e l’IRA della “Bloody sunday” a battere alla porta.

I disperati verranno alla cassa, e allora l’America rimpiangerà l’ISIS.

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