La Svizzera e i soldi sporchi eritrei

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Di

soldidi Bruno Samaden

In Svizzera ci sono conti bancari intestati a prestanome eritrei che fungono da facciata per coprire i soldi, tanti, che il regime da anni sposta da noi per questioni di sicurezza e segreto bancario.

A svelarlo è stato Le Monde la settimana scorsa, snocciolando i dati di cui è venuto in possesso. Almeno fino al 2012, il regime eritreo ha avuto un conto all’UBS a nome della Banca Commerciale dell’Eritrea, che contava un bel po’ di milioni. Bloccato per una vertenza tra Kuwait ed Eritrea riguardo del petrolio non pagato dal regime agli sceicchi, il conto a Zurigo è stato nuovamente messo a disposizione del governo Eritreo – o chi per esso. Anche la HSBC di Ginevra non ha mai disprezzato questa pratica. Un tal Yemane Ghebremeskel, ministro eritreo, ha potuto contare, almeno fino al 2007, su un conto con dentro circa 300 mila franchi. Ma la maggior parte dei conti è intestata a signori nessuno, prestanomi di chi comanda in Eritrea.

Come ottengono tutti questi soldi i governanti di uno dei Paesi più poveri del mondo? Ce lo spiega sempre Marie Maurisse su Le Monde: viene applicata una tassa del 2% “imposée à la diaspora”: gli esperti ritengono che con un quarto della popolazione residente all’estero, per vie traverse questa tassa frutti decine di milioni di dollari ogni anno. Altre risorse provengono dalle commissioni pagate direttamente al governo dalle società estere che sfruttano le risorse eritree, soprattutto oro, argento e zinco. Per non parlare del traffico di esseri umani, in mano a caporioni e organizzazioni riconducibili ai soliti noti che riescono a farsi pagare 3’000 dollari per ogni disperato in fuga. Se a tutto questo si aggiungono corruzione imperante, sfruttamento di manodopera, semi schiavitù di sempre più larghe parti della popolazione si arriva a comprendere appieno la portata della questione.

A oggi, né in Svizzera né negli altri Paesi venuti a galla sono state aperte inchieste sui conti riconducibili alla Banca Commerciale dell’Eritrea e alla società fantasma Red Sea Corporation, lavatrice dei soldi sporchi delle élites eritree. Per William Bourdon, avvocato consultato dal Monde, la Svizzera dovrebbe aprire d’ufficio le inchieste su questi soldi di cui non si sa nulla, né provenienza né quanti reati e schifezze varie hanno alle spalle. Dovrebbe perché firmataria della Convenzione di Merida, entrata in vigore nel 2005 con lo scopo di combattere la corruzione internazionale.

Ma i soldi fanno sempre comodo, si sa. E certe domande per qualcuno è meglio non porsele.

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