Lettera aperta di una lettrice a Norman Gobbi

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Di

gobbi leggeCaro Norman Gobbi,

lei è direttore delle Istituzioni ed è stato candidato al Consiglio federale. In caso di elezione, sarebbe stato uno dei sette rappresentanti di tutto il nostro Paese, la Svizzera, simbolo e patria di diritti, civiltà. Io da un ministro mi aspetto che rispetti le leggi, certo. Ma mi aspetto anche umanità, comprensione, la capacità di scendere dal proprio scranno e capire il dolore della gente.

Lei è padre, signor Gobbi. Quando guarda i suoi due figli, riesce a immaginare il dolore di un padre che si vede allontanato dai propri bambini perché non in grado di mantenerli? Provi per un attimo a uscire dal suo cinismo e dalle sue scuse, accampate su La Regione di oggi, dei possibili abusi degli aiuti sociali da parte degli stranieri. Provi a immaginare una famiglia dove magari il marito è svizzero e la moglie straniera, provi a immaginare il licenziamento di una e le difficoltà salariali dell’altro. Provi a immaginare la vergogna del chiedere gli aiuti sociali, e il dolore del vedersi allontanare dai figli per averlo fatto. Provi a immaginare che fiducia nelle istituzioni potranno mai avere questi bambini una volta cresciuti, dopo essersi dovuti accontentare di Skype per parlare col padre o la madre. Secondo lei, che idea potranno mai avere dello Stato una volta adulti? Che idea avranno della società e della rappresentanza?

So benissimo che parlare di sentimenti e umanità a un leghista è un’impresa improba, ma non mi arrendo. Non mi arrendo alla sua intransigenza così cattiva ed egoista, soprattutto quando si parla di bambini. Lei parla di abusi: in quanto capo delle Istituzioni faccia in modo di punire chi li compie, di prevenire gli stessi. Cosa c’entra chi non ne ha mai compiuto uno ma fa fatica a pagare l’affitto del proprio bilocale?

Non so se leggerà queste mie indignate righe. Ma, nel caso lo facesse, vorrei solo che una volta finito lei guardasse negli occhi i suoi William e Gaia, chiedendosi come sarebbe la sua vita se potesse crescerli solo al telefono o con una videochat. Magari, dalla sua risposta, potrebbe conoscere quella cosa bellissima che è l’empatia. Provi, per favore.

Franca Bomio Zanetti

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