Maurer parla la stessa lingua dell’Italia. La Lega che ne pensa?

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Di

maurer italiadi Ulrike Blum

Ueli Maurer due giorni fa a Roma ha affermato che sui dossier economici e migratori con le autorità italiane ora “si parla la stessa lingua” e che, sebbene su alcune cose si vada un po’ a rilento, l’intesa è buona e le prospettive sicure.

Sempre Maurer, appena ereditati i dossier di Widmer-Schlumpf, disse sulla pubblica piazza che la consigliera federale grigionese si era comportata bene, che le soluzioni da lei trovate erano buone e che non c’era motivo di cambiare le carte in tavola anche perché, ma dai, di alternative non ce n’erano.

Insomma, tutto tranquillo. Eppure noi ogni domenica leggiamo che quei taglian continuano a metterci il bastone tra le ruote, a invaderci, a rallentare, a far gli stronzi e noi siamo povere vittime sacrificali, abbandonati a subire le scorrerie dei badini che pasteggiano e lucrano di madre Elvezia. O Maurer è completamente andato, o il Mattino viene totalmente sconfessato da un Consigliere federale UDC ed ex presidente democentrista. Tendiamo, così a naso, a credere più alla seconda che alla prima.

La politica è l’arte del compromesso, l’urlo sguaiato è la prerogativa di aizzapopolo da due soldi che in momenti di vacche magre come questi capitalizzano in termini di voti situazioni alle volte, comunque, presenti nella loro testa. Spacciano balle su balle per poi presentarsi come unica difesa del popolo ai soprusi inventati di sana pianta da loro stessi. Non si parla di linee politiche, si parla di cazzate. E se le linee politiche si possono contestare, le cazzate si devono denunciare.

Per quanto durerà ancora questo delirio collettivo?

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