Quel pirlone di Armando Ceroni

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Di

ceroni armandodi Corrado Mordasini

Io di calcio ci capisco come di fisica nucleare. Non prendetemi per il sedere, ma non penso di aver ancora capito bene le regole del fuorigioco anche se me le sarò fatte spiegare 20 volte. Non c’è niente da fare, non lo vedo. Ho capito il concetto generale ma non so dirti se ‘sto benedetto fuorigioco c’è. Non discuterò perciò delle competenze calcistiche di Armando Ceroni, che per dei suoi commenti poco felici su Ronaldo durante la partita per la finale degli europei s’è beccato gli strali dei tifosi.

Armando ieri, con grande signorilità, si è scusato coi supporter del fuoriclasse portoghese:

“Il palombaro fuori luogo sono io e non Cristiano Ronaldo. Io preso dalla favola del pastorello che per scherzo gridava “al lupo al lupo” e tutti gli accorrevano in soccorso. Ma il lupo non c’era mai. Poi quando il lupo comparve per davvero, alle urla del pastorello nessuno si mosse più. Mi dispiace. Ho commesso un grave errore nel pensare che il fuoriclasse portoghese, toccato duro dal francese Payet, urlasse per finta dal dolore. Mi scuso con Cristiano Ronaldo, che questa volta piangeva per davvero. Mi scuso con i suoi tifosi, e mi mando a quel paese per aver detto una sciocchezza che nessun portoghese e nessun appassionato di calcio si meritava. Peggio che sbagliare un gol al novantesimo a porta vuota.”

A prescindere dal fatto che piacciano o no le sue cronache, Armando ha fatto un errore che un giornalista sportivo non dovrebbe fare. Le regole sono ferree. Possono affogare 700 migranti e si indignano in quattro a esagerare, ma prova a dire qualcosa di sbagliato su un idolo sportivo e vorranno la tua pelle inchiodata a un portone. Lo sai Armando che sono fatti così!

Io non capisco nulla di calcio, ribadisco, ma fatico a immaginarmi una cronaca senza le fantasiose metafore su palombari e decaffeinati di Armando. Ricordo anche con affetto i suoi neologismi, mitico il celeberrimo “sbaccalito”. Ok, l’Armando sarà andato lungo, ma è un po’ esagerato trattarlo come se avesse stuprato un bambino. È poi solo tifo calcistico, se lo facciamo diventare questione di vita o di morte qualcosa non funziona. Io non riesco per esempio, a prescindere dal fatto che comunque questi calciatori sono dei milionari, spesso viziati e raramente con un certo spessore umano. Non mi basta che uno giochi bene per farmelo amare. Io amo quelli che faticano, gli umili, i lavoratori, quelli che si ricordano che venivano dalle favelas o che prendono posizione contro il razzismo. Amo i mezzofondisti etiopi che alle ultime olimpiadi hanno aspettato il vecchio compagno azzoppato.

A me piace valutare le persone per le loro idee e per quello che producono. I calciatori producono gioco e Ceroni fa le cronache di un gioco. Per questa volta non attaccate la sua pelle al portone, rimarrei sbaccalito!

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