Teodoro Nguema, Il dittatore cannibale

Di

nguema

di Narses

Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è un dittatore, di quelli veri, proprio da film, quelli che governano uno Staterello sperduto da qualche parte e che, se non fossero responsabili di migliaia di vittime, farebbero un po’ la figura delle macchiette per le loro stranezze.

Nguema Mbasogo governa la Guinea Equatoriale, in Africa, dal 1979, quando con un colpo di Stato abbattè il governo tirannico dello zio Francisco Macìas Nguema, fatto fucilare poco dopo: quando si dice parenti serpenti; ovviamente il governo di Obiang è del tutto legittimo in quanto fondato su elezioni democratiche in cui riesce a ottenere il 97-98% dei voti, a meno che non sia l’unico candidato, come accaduto più volte.

La Guinea Equatoriale possiede ingentissime ricchezze petrolifere, e statisticamente avrebbe fra i PIL pro capite più alti al mondo: il problema è che il Presidente, a quanto pare, dirotta la maggior parte dei proventi del petrolio sul suo conto presso la Riggs Bank di Washington, sostenendo che questo serve ad amministrare meglio il denaro ed evitare episodi di corruzione. Se poi a lui o al suo adorato figlio, nonché vicepresidente, Teodorin, scappa l’acquisto di qualche lussuosissima villa o di un jet privato qua e là con soldi pubblici, in fondo, quasi quasi, si potrebbe dire che se lo meritano dato che lavorano per il Popolo: a proposito del popolo, interrogato sul perché esso viva in realtà con meno di 1 dollaro al giorno dato che i soldi finiscono nelle sue saccocce, Obiang sostiene che sono tutte balle, che in Guinea Equatoriale non c’è povertà e che la gente è abituata a vivere in modo povero. Scelte di vita, si vede.

Ma a Obiang non basta la legittimazione “democratica”: nel 2003 la radio di Stato ha dichiarato che il Presidente è il Dio del Paese, in contatto diretto con l’Onnipotente, in possesso del Potere su ogni uomo e ogni cosa, e che se gli gira di uccidere qualcuno non deve rendere conto a nessuno e non va nemmeno all’inferno; pare che i suoi discorsi ufficiali si concludano con auguri di buona salute a se stesso più che allo Stato, e che in Guinea giri un sacco di gente con magliette con la sua faccia e la scritta “The Boss”: il beniamino di Dio e del Popolo, insomma.

Giusto per concludere, pare che oltre a rapirli anche all’estero, torturarli, deportarli, seviziarli e giustiziarli senza alcun processo, Obiang gli avversari se li mangi letteralmente: l’opposizione, infatti, lo accusa di praticare addirittura il cannibalismo, mangiando parti del corpo dei suoi nemici per acquisire maggior potere. Buon appetito, presidente!

 

Courtesy of: Diavolo 2016

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