Complimenti per il pasticcio, ministro Zali

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Spiace, magari è inelegante dirlo, ma “ve l’avevamo detto”. Già, perché mentre tutto il cantone sta scoprendo in questi giorni l’ennesimo pasticcio leghista (adesso è il turno della Legge sulle Imprese Artigianali, voluta dal direttore del Territorio Claudio Zali) noi siamo stati i primi a renderlo pubblico.

Il 22 febbraio, infatti, abbiamo pubblicato un dossier (http://gas.social/2016/02/22/ahi-ahi-signora-lia/) nel quale un titolare di una fiduciaria e un artigiano ticinesi ci hanno raccontato, con dovizia di particolari e precisione, come l’escamotage tirato fuori da Zali per combattere i padroncini italiani, cioè piazzargli un’iscrizione a un albo e una tassa da migliaia di franchi annui, avrebbe colpito soprattutto gli artigiani ticinesi. Il problema non è solo economico, ma di legislazione. E che sia proprio un ex giudice come Zali ad aver proposto una Legge cantonale che, per forza di cose, verrà subordinata alle leggi federali e agli accordi internazionali dimostra due cose: il pressapochismo, il dilettantismo della Lega di governo e la comicità involontaria della Lega di lotta. Difendono i noss gent, dicono piazzando tasse ai nostri artigiani. Non male come tattica: difendere la nostra manodopera locale facendola pagare per poter lavorare. Questa è la Lega: il caso diventato norma politica.

Resta una grande amarezza. Oltre Gottardo sono saliti sulle barricate, in particolare Uri, la tassa d’iscrizione è stata abbassata a “soli” 600 franchi e qualche Roosevelt in sedicesimo ha pensato bastasse. Solo che quando a portare avanti certi pasticci è un dilettante i risultati sono tragicomici: come nel caso della LIA.

Scrive bene Aldo Bertagni su laRegione di oggi: “Se la legge in questione resterà così com’è, finirà che a farne le spese (nel vero senso della parola) saranno soltanto gli artigiani ticinesi che – scusateci la volgarità – saranno così ‘cornuti e mazziati’ per dirla all’italiana.” Risultato tragicomico, appunto. Complimenti, ministro Zali.

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