Gli eroi di ogni giorno

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Di

anzianodi Lara Allegri

Vorrei parlarvi degli eroi dei giorni nostri. Eroi per cui nessuno costruirà mai delle statue. Persone che ogni giorno si trovano in un diverso Paese straniero a relazionarsi con qualcuno che non sanno chi sia. Hanno un’enorme elasticità e, nonostante siano perennemente disorientate, sanno ancora sorridere alla vita. Sono dei cavalieri e delle dame erranti sempre a cavallo del tempo.

Non esiste stabilità, non esistono certezze.

Anche la capacità di percepire le cose cambia. I colori pallidi scompaiono, il gusto e l’olfatto si modificano… Il mondo cambia in continuazione. Eppure si alzano ogni mattina dal letto e ogni giorno accettano la sfida e danno il meglio di quello che riescono.

Io ho il privilegio di condividere la vita con questi eroi!

Lavoro in un reparto protetto per persone affette da demenza. L’Alzheimer è la malattia più conosciuta in quest’ambito. Ha un inizio subdolo, si fatica a diagnosticarla per tempo.

Quando ti viene detto che hai questo genere di malattia, il mondo ti crolla in testa. Sai che perderai il contatto col mondo e con chi ami. Sai che dimenticherai. Già solo sopravvivere e accettare di andare avanti con una malattia come questa è da eroi.

Non ci sono cure che possano guarirla. Ci sono dei farmaci che possono rallentarla un po’. Poi ci sono degli approcci terapeutici sintomatici.

La cura migliore in questa malattia si chiama “accoglienza”. Accoglienza del malato e accoglienza da parte del familiare o del curante. Non esistono più routine. Ogni giorno è unico. Ogni giorno la persona che hai di fronte è diversa. L’unica cosa che puoi fare è accoglierla, cercare di camminare con lei. Motivarla, riconoscere i suoi sforzi. Assisterla là dove non riesce ad arrivare. Non penalizzarla, promuoverla.

Il problema attuale è che nei nostri Paesi non siamo pronti per fare questo passo. I malati vengono ghettizzati, assieme alle loro famiglie. Isolati. E in questo clima di solitudine il giogo da portare si fa sempre più pesante. È altissima la percentuale dei familiari curanti che si ammala.

Esattamente come accogliamo il diversamente abile o il rifugiato, così dovremmo accogliere il malato di demenza e la sua famiglia. Dovremmo avere dei ristoranti in cui si possa andare serenamente a mangiare, senza sentirsi a disagio. Dovrebbero poter andare a fare la spesa e avere la comprensione delle persone vicine. Dovremmo arrivare a offrire il nostro aiuto spontaneamente a queste famiglie.

Accoglienza a 360 gradi, per tutti. E camminare sarebbe meno difficile!

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