Il Giardino di Solange, parte II

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ambientedi Solange

L’importanza di un giardino vivo la vediamo nelle sterili distese che abbondano oggigiorno nelle periferie ticinesi. Schiere di casette impilate una dietro l’altra, a sfruttare ogni centimetro libero e lasciando di fronte all’uscio fazzoletti di terreno sufficienti appena per metterci un tavolino e quattro sedie. Siepi di tuja e prati sterili, dove un grillo non si avventurerebbe nemmeno se minacciato di morte. Questi non sono giardini, sono l’equivalente biologico di un parcheggio asfaltato che anzi, nei suoi pertugi, può magari nascondere tesori di biodiversità.

Un giardino piccolo non vuol dire necessariamente un giardino morto. Se piantiamo lavanda e serenella avremo, oltre ai meravigliosi profumi, anche schiere di api, bombi e farfalle: la cedronella, la cavolaia e la vanessa. Con un po’ di fortuna un macaone o una dafne. Se in un angolo lasciamo crescere fiori di campo, come margherite o fiordalisi, avremo insetti utili oltre che un angolo selvatico e nostalgico all’inglese.

Le siepi: meglio miste che di una varietà sola, anche perché spesso le varietà si limitano alla tuja, al lauro ceraso e alla modaiola photinia dalle foglie vermiglie.

Allora mischiamo ligustro, nocciolo, sambuco, acero campestre e altre piante che renderanno variegata vivace evitale la nostra siepe. Con bacche per gli uccelli e per i roditori.

E poi l’orto, se non avete voglia di zappare lasciate degli odori perenni, come la salvia, il timo, il rosmarino, la maggiorana o l’erba cipollina.

Insomma, sta a noi decidere se in giardino vogliamo una verde distesa atrofica o un vivace ritaglio di campagna. Io preferisco decisamente la seconda.

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