Le Migliori di Facebook: L’omino d’oro

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Migliori di FacebookUn giorno dal Polo nord partì una grande nave. A bordo c’erano 100 omini tutti bianchi tutti uguali. Gli omini erano un po’ tristi perché si annoiavano. Le giornate passavano tutte uguali, finché un giorno la nave giunse in Cina e salirono a bordo 100 omini identici agli altri, ma gialli. Fu molto divertente: gli omini si confrontavano e si scompisciavano dal ridere. Poi, in un dì di festa, sbucò dal mare un sottomarino e salirono a bordo 100 omini blu. Che festa! Che risate! In India vennero caricati 100 omini rossi, in Africa 100 omini neri e una sera, durante la mega festa techno-rave, dallo spazio venne un astronave da cui scesero 100 omini verdi.
La nave era diventata una nave da crociera: party, concerti, teatro e cinema 3D. Uno spasso. Una figata colorata e beata.
Poi un giorno la nave costeggiò un isolotto. Sopra c’era un omino grigio. Ma non era identico agli altri 600. Era alto alto, secco secco e non aveva occhi.
Lo presero a bordo ma tutti lo guardavano strano: “non è come noi” si sentiva mormorare nei corridoi da poppa a prua. Insomma: pronti via e l’omino grigio si trovò più solo che sull’isolotto. E i mormorii continuavano: “non ha gli occhi”, “le sue mani sono enormi”, “ha i denti aguzzi come lame”, “e se ci divora tutti?”.
Non c’era più felicità sulla nave, niente più feste e divertimento, tutti divennero tristi e paurosi. Così piano piano, giorno dopo giorno, gli omini gialli verdi rossi blu bianchi e neri iniziarono a scolorirsi. Prima impercettibilmente, poi sempre più in fretta, finché un bel giorno tutti gli omini furono grigi. L’omino alto e senza occhi non capiva: la nave sembrava più triste e silenziosa, ma adesso nessuno lo ignorava più. Era un omino come gli altri: gli parlavano, gli offrivano i chewing gum e persino si sedevano accanto a lui.
Allora, per la prima volta in vita sua, l’omino grigio si sentì felice. E lentamente, giorno dopo giorno, iniziò a colorarsi di un colore strano. Tanto che dopo un po’ tutti presero a chiamarlo “l’omino d’oro”.
Allora diventò proprio un boss: gli chiedevano opinioni, gli parlavano delle maree, gli facevano finanche fare il dj.
Sulla nave tornò l’allegria. Ripresero le feste, i concerti e i tornei di briscola.
Allora tutti gli omini iniziarono a cambiare in modi strani: a uno crebbe un testone, un altro divenne peloso, uno scottava e un altro si trasformò in una specie di omino gelatinoso. A certi spuntarono le tette e divennero subito molto popolari.
L’omino senza occhi continuava a non capire, ma continuava ad essere felice. E gli andava benissimo così: per essere felici, infatti, capire non serve neanche un po’.

Gino Ceschina

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