“L’uno lo regala lo Stato, il due la scuola”

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Di

Congedo Scuoladi Amatino Manucci

“Beccati questo, pezzo di merda”. Il professore mi guardava con un sorriso compiaciuto mentre appoggiava sul mio tavolo l’esperimento di contabilità. Sul foglio, in alto a destra, c’era scritto “2” grande come una casa. Non era il primo che prendevo, ma quel 2 significava che avrei bocciato l’anno. Un “2” scritto in grande, e in rosso. Ricalcato due volte come se avesse goduto nello scriverlo.

Quel professore aveva un metodo tutto suo di “ridare gli espe”. Consegnava le valutazioni in ordine decrescente, dal migliore al peggiore. Partiva dal 6 (ed erano sempre i soliti due secchioni a riceverli, che ci stavano in punta a tutti anche perché, dopo ogni test, fingevano un attacco isterico e urlavano “Merda, l’ho fatto dimmerda, prenderò 1”) e poi, con calma e in modo piuttosto teatrale, arrivava al 2. E quando il tuo compagno di banco riceveva il suo test con scritto “4-“ sapevi, non avendo ancora avuto il tuo, che avresti beccato l’ennesima insufficienza. È a quel punto che il viso del professore – colui che per dare il buon esempio in classe durante gli esperimenti si accendeva una sigaretta alla finestra mentre noi tentavamo di inserire correttamente il delcredere o gli ammortamenti nelle “T” – cambiava espressione. La sua faccia, da seria e imperiosa, diventava divertita. Sempre più divertita. Più le note scendevano e più lui si divertiva. E poi arrivavamo sempre io e il mio amico G. Sempre noi a ricevere le valutazioni per ultimi. Lui 2+, io 2 e basta. Consegnandomi il foglio il professore mi guardava con un sorriso come per dirmi: “Beccati questo, pezzo di merda”. “Sarebbe uno zero – mi disse quella volta – ma l’uno lo regala lo Stato e il due la scuola”. Era compiaciuto. Contento. Felice. Soddisfatto.

Un marmocchio di 17 anni era stato schiacciato. Lui aveva vinto. Io avevo perso, anche se non capivo (e non capisco tutt’ora) il motivo di tanta gioia. Sono passati 20 anni e spero che la scuola sia cambiata. Mi dicono di sì. Almeno un po’. Speriamo.

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