“Non si può più difendere l’indifendibile”

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Di

Cassis Leutharddi Jacopo Scarinci

Ieri sul Corriere del Ticino è apparsa un’inserzione pubblicitaria di Ignazio Cassis la quale recitava “Verde è bello, ma non esageriamo!” e “Il 25 settembre No all’economia verde proibizionista”. Per capire meglio se si tratti davvero di un’iniziativa proibizionista e quale sia il limite entro il quale non si esageri con l’ambientalismo, abbiamo contattato Simona Arigoni, consigliera comunale verde di Balerna, la quale ha, manco a dirlo, tutt’altre idee al riguardo.

La sorprende questa pubblicità elettorale di Cassis?

Direi proprio di sì. Ignazio Cassis è medico, è laureato in medicina, non vedo come una persona che in teoria ha a cuore, o comunque conosce bene, il corpo dell’essere umano possa dire una cosa così: sono esterrefatta. Mi dispiace solo di non aver le risorse per mettere anche io una pubblicità come ha fatto il dottor Cassis.

Quindi sbaglia, non è un’iniziativa proibizionista.

Per niente proibizionista! È un’iniziativa che dà un sacco di spunti interessanti e che potrebbe offrire, nel caso in cui venisse accettata, una bella occasione per avere più posti di lavoro nella ricerca e nell’innovazione. Già adesso in Europa, nel settore dell’economia verde, c’è stato un incremento del 50% di posti di lavoro. Non c’è niente da perdere, c’è solo da guadagnarci.

Si seguirebbe un trend insomma.

Ma certo. Si parla di misure fiscali atte a incentivare tutto quello che è la produzione a basso consumo. Non c’è niente di obbligatorio, bisogna fissare meglio, e ricordare a tutti, gli obiettivi che non stiamo per niente raggiungendo. Ci guadagnerebbero anche i consumatori, perché non si può continuare a comperare qualcosa per poi doverlo buttare poco tempo dopo perché questi apparecchi, questi oggetti si sfasciano. Anche le ditte ci guadagnerebbero, e per fortuna qualcosa in questo senso si sta già muovendo.

Davvero?

Sì, alcune aziende sono già passate all’attacco. Senza fare nomi, una famosissima ditta di pneumatici anziché fare le gomme che durano solo tot tempo, anche se avrebbe un vantaggio, propone un abbonamento: lo paghi x all’anno e praticamente quando hai bisogno ti sistemano le gomme, ti aiutano o te le cambiano. Tutto questo senza perdere profitti, guadagnando i soldi dell’abbonamento e, soprattutto, senza buttare via tonnellate di pneumatici a vanvera.

Un nuovo modo di concepire l’impresa quindi.

Ma anche tutto quello che ruota attorno all’impresa stessa. Una ditta di mobili ha iniziato a non fare più le palette con il legno, ma con un cartone molto resistente e molto più leggero. In questo modo i camion possono trasportare più mobili e fanno meno viaggi, ottimizzando i tempi e inquinando di meno. Per i mobili stessi, questa ditta usa o plastica riciclata o una specie di cartone grosso tenuto insieme con materiali tipo le cere delle api: fa lo stesso lavoro del legno ma è più leggero e più sostenibile. Investire in un’economia circolare fa bene sia ai consumatori che agli imprenditori. E a tutti gli esseri umani.

Ma se esiste già questo tipo di impresa perché Doris Leuthard ha definito quelle da voi proposte “Soluzioni troppo estreme da mettere in pratica in un tempo troppo breve”?

Ah perché, il 2050 è una scadenza troppo breve? Il Consiglio federale, oltre ad aver bocciato l’iniziativa, ha pure bocciato il controprogetto che era all’acqua di rose: si chiedeva solo di avere informazioni sulle importazioni, non siamo riusciti a ottenere nemmeno questo. Ad esempio, in Svizzera puoi importare qualsiasi tipo di legno, anche quello non protetto, e siamo l’unico Paese in Europa a farlo. Doris Leuthard dice che bisogna considerare che tot inquinamento viene dall’estero: e si basa su questa storia, tutto tranne che una scusa valida, senza dare il buon esempio? Perché non possiamo fare come la Svezia, la Norvegia o la Scozia e lavorare per diminuire l’inquinamento? Perché dobbiamo sempre dare la colpa agli altri? Rendiamoci virtuosi, diamo il buon esempio.

Quindi quella del Consiglio federale è una precisa volontà?

Il Consiglio federale, tramite Leuthard, allo stesso tempo dice “Sìsì che bella cosa, ma entro il 2050 è un grosso passo” e che, però, “un passo verso un’economia sostenibile è urgente”. Si mettano d’accordo, ditemi voi se non è un controsenso assurdo.

Lei è una verde, una mamma e abita nel Mendrisiotto. Come vive questo scarso interesse verso temi ambientali che coinvolgono anche il futuro dei nostri figli?

È ovvio che le organizzazioni economiche sostengano questo tipo di capannoni, questa imprenditorialità aggressiva e il dumping salariale: loro hanno solo da guadagnarci, e così i partiti a loro collegati. A me dispiace che stronchino i Verdi perché prendono posizioni un po’ forti, ma non mi sorprende perché la destra, anche a livello nazionale, sostiene sempre gli imprenditori e mai i poveracci, il ceto medio non è neanche più considerato, decine e decine di leggi vengono votate contro il benessere della popolazione. Anche il mondo economico dovrà respirare l’aria, bere l’acqua e mangiare i frutti della nostra terra inquinata.

Un problema che in Ticino denunciate da anni.

Produciamo 730 chilogrammi di rifiuti pro capite all’anno. La metà sono imballaggi, cosa costa chiedere alla ricerca di produrre un imballaggio che sia biodegradabile o riciclabile, qualunque cosa non sia plastica che finisce poi all’inceneritore di Giubiasco e poi respiriamo? È tanto di guadagnato per tutti. Per la ricerca, per le nuove fabbriche di queste plastiche riciclabili, per noi: non è possibile essere così ciechi e non voler investire sul nostro futuro. Parallelo a quello dell’economia, c’è il discorso della salute. Di tutti, compresa quella del dottor Cassis.

I cittadini cosa possono fare per far sentire la propria voce?

L’altro giorno ho letto che in Svizzera interna un gruppo di nonne, di signore anziane, ha fatto una specie di class action contro il governo perché non tutela la salute delle persone, perché non fa nulla contro l’inquinamento. E’ una grandissima cosa, dovrebbero farlo anche qua.

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