Racconti Olimpici: Hayes e la vittoria dimenticata

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Di

pietri dorandodi Gherardo Caccia

Credo che nessuno ricordi l’atleta americano Johnny Hayes, medaglia d’oro alla maratona delle Olimpiadi di Londra nel 1908. No, solo gli appassionati di statistica, o i nerd dell’atletica, forse.

Il caso di Hayes è forse il più emblematico nella storia dello sport dove puoi vincere la gara, ma non puoi nulla contro la leggenda. La leggenda si chiama Dorando Pietri, è italiano. Pietri è un fondista con la F maiuscola, piccolino, gambe fini, ma tanto fiato da spendere che potrebbe gonfiare un dirigibile, da solo. A Londra Pietri ci arriva via nave, neanche 20 giorni dopo aver vinto una 40km nella sua Carpi. A Londra, però, si corre per la prima volta la fatidica distanza di 42km e 195 metri. A quei tempi di tatticismi ce n’erano pochi da fare, si correva e basta e, quando la Regina Alessandra dà il via dal palazzo di Windsor, Pietri fa quello che sa fare meglio: corre. A 10km dall’arrivo, Pietri è secondo a 4 minuti dal sudafricano Hefferon, in 7 km gli mangia tutto il vantaggio e passa in testa a 3km dalla fine. Ma non sono 3km, sono 3km e 195 metri. Pietri accusa lo sforzo: arrivato allo stadio, sbaglia strada. I giudici lo fanno tornare indietro, ma Pietri cade esanime. Si rialza con il loro aiuto ma, ormai stremato, fatica a reggersi in piedi da solo. Entra allo stadio olimpico barcollante, è uno strazio vederlo così: attorno a lui giudici di gara e medici son pronti a soccorrerlo, in quei 195 metri Pietri cade altre 4 volte e taglia il traguardo, ormai esanime, sorretto dal giudice di gara. Un ricorso inoltrato prontamente dagli USA è accolto dal comitato che, a malincuore, deve eliminare Pietri dalla competizione. Ma quello che hanno visto i 75mila dello stadio olimpico di Londra entra di diritto nelle pagine della memoria collettiva. Lo stesso Arthur Conan Doyle, presente quel giorno in tribuna, scrive sul Daily Mail: “La grande impresa dell’italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici”.

Dorando Pietri esce cosi di scena senza medaglia, ma lasciando dietro di sé un mito di un’umanità suprema, tanto che Sua Maestà la Regina Alessandra decide che se non sarà medaglia olimpica, sarà coppa d’argento dorato su cui, ancora oggi, nella filiale UniCredit di Carpi in cui è custodita si legge: “A Pietri Dorando – In ricordo della maratona da Windsor allo stadio – 24 luglio 1908. Dalla regina Alessandra”

Dorando Pietri, il primo, grande vincitore morale consacrato per sempre al mito. Ma di chi vi stavo parlando già?

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