Ragazzini respinti alla frontiera?

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Di

bambini migrantidi Alessandro Schirm

“In luglio sono state presentate in Svizzera 2477 domande d’asilo, Il numero di nuove domande è nettamente inferiore a quello osservato nel medesimo periodo dell’anno scorso (−36,4%). Rispetto al 2015 è calato in maniera particolarmente significativa il numero di domande d’asilo di migranti eritrei.”

Non lo dicono i buonisti spalancatori di frontiere, ma l’Ufficio federale della Segreteria di Stato della migrazione a Berna.

Allora rispondiamo a una domanda semplice semplice: cosa sta succedendo alla frontiera svizzera? E, soprattutto, dov’è questa emergenza se i richiedenti sono il 36% in meno? Eppure l’anno scorso non c’erano 500 perone accampate alla stazione di Como. A questo punto, le dichiarazioni di Lisa Bosia Mirra in merito a pratiche poco chiare alla dogana Svizzera e a respingimenti illegali assumono dei connotati più seri.

Pochi giorni fa dei legali italiani hanno ravvisato delle violazioni nelle procedure d’asilo alla frontiera, come dice l’avvocata Elena Rozzi, denotando quanto i migranti siano poco in chiaro con i loro diritti, diritti che non è certo la Svizzera a chiarire, anzi. Ma questi sono in fondo italiani, che ci aspettiamo da loro? Siamo noi a creargli il problema. Ecco allora che una voce meno sospettabile di interessi di parte si leva dal nostro Paese: è quella di Jean Zermatten, ex Presidente della Commissione ONU per i diritti dei bambini, primo svizzero a occupare questo prestigioso seggio in seno alle nazioni unite ed ex Presidente del Tribunale dei minori vallesano. Zermatten nel 1995 ha fondato l’istituto internazionale per i diritti dell’infanzia che dirige tutt’ora.

Zermatten ci va giù duro: “ La Svizzera viola chiara chiaramente i diritti dei minori in Ticino”. Eh sì, perché una bella fetta di quei migranti sono minori senza accompagnamento. Ragazzi soli, che sono più vulnerabili e meno informati degli adulti. Zermatten prosegue: “Non si può giocare con la vita dei bambini”. E lapidario aggiunge: “Penso che la Svizzera violi chiaramente la convenzione relativa ai diritti del bambino, non è un allievo modello in materia e la sua politica d’asilo è già stata criticata”. Zermatten fa notare che già settimana scorsa Amnesty International aveva denunciato il non rispetto della convenzione relativa ai diritti del fanciullo, arguendo che la Svizzera non teneva conto dell’interesse superiore di un minore che deve raggiungere il più velocemente possibile i membri della sua famiglia in Svizzera o altrove.

D’altronde, Norman Gobbi già negli anni passati si è distinto in quanto a rigidità nei confronti dei minori, dai casi di Arlind e di Yasin, o a quello dei bambini ecuadoriani, in cui dubbie pratiche di polizia furono svelate proprio da GAS (http://gas.social/2014/11/08/le-balle-di-gobbi/).

L’emergenza è dunque creata ad arte? Sembrerebbe. Noi chiediamo lumi. Vogliamo sapere se i migranti, come qualunque povero diavolo, conoscano i propri diritti e se questi vengano fatti rispettare. Né più né meno. Il diritto travalica le etnie e i pregiudizi, questo ci dovrebbero insegnare il nostro Stato o il nostro ministro. Le leggi non si possono piegare ai comodi o agli interessi elettorali di una fazione politica.

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