Toh guarda: crisi, licenziamenti e recessione. Oh my God

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Di

REGNO UNITOdi Jacopo Scarinci

Discreta schifezza che dall’economia dipendano le sorti di un Paese, ma tant’è. Che meraviglia sarebbe signora mia se potessimo mettere i destini di Albione in mano a Irvine Welsh, Morrissey o – stratega degli strateghi – Sir Alex Ferguson. Tocca accontentarsi ed evitare di farsi fregare. Di non far come gli inglesi, insomma.

L’Independent ha raccontato pochi giorni fa della furia degli agricoltori del nord che hanno votato in massa la Brexit e che, ora, hanno scoperto che si ritroveranno senza i fondi di mamma UE. Il fu Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne – silurato da Miss May – ha passato la campagna elettorale a far presente che il conto da pagare, in caso di leave, sarebbe stato salatissimo. Le bordate che non s’è preso, lui, che due cose di economia le sa. Succede, business as usual. Solo che ora sta montando la preoccupazione in chi, dopo aver votato la Brexit e aver sfogato il proprio nonsisacosa, vive in un Paese che sembrava florido ma è piombato in recessione.

A due mesi dal voto, guardiamo un po’ di numeri. Gli indicatori PMI (i termometri dell’attività economica di un Paese) recitano che, in un pugno di settimane, riguardo ai servizi si è scesi dal 55,5% al 47,4%; riguardo alle costruzioni dal 57,8% al 45,9%; la manifattura, più cautamente, è scesa dal 51,8% al 48,2%. E che vuol dire? Il presente e, peggio ancora, le prospettive sono nere. La sterlina è ai minimi storici e, per la prima volta dopo sette anni, la Bank of England è stata costretta a tagliare il costo del denaro – come se si parlasse di una liretta italiana qualsiasi negli anni ’80. Il colosso bancario HSBC, dopo che alla voce “calo dei profitti” ha registrato un lampante -29%, ha affermato che la sede centrale sì, rimarrà a Londra – mica scemi – ma che un migliaio di posti di lavoro verrà spostato a Parigi. E se non accettano? Licenziati, chiaro. Andranno a far numero assieme ai 250 mila nuovi disoccupati che, nel medio periodo, sono stati messi in conto dal governatore della Bank of England, Mark Carney.

Mentre l’Eurozona sembra aver dribblato come il George Best dei tempi d’oro lo shock britannico – gli indicatori PMI crescono, la disoccupazione cala – la Gran Bretagna sta viaggiando dritta dritta verso la recessione: le previsioni per questo trimestre oscillano tra lo 0,2% e lo 0,4% di contrazione del Prodotto Interno Lordo con il Regno di Sua Maestà pronto ad almeno (almeno) un paio di trimestri di recessione tecnica. Poi? Poi arriveranno le prime tappe dell’uscita dall’UE, le trattative, il “niente accesso al mercato senza libera circolazione”. Molti auguri.

Dipinsero il cittadino britannico oppresso dall’UE manco fosse un argentino sotto Videla, e ora quel britannico alleggerito nel portafoglio, con il mutuo per una casa che ha perso migliaia di sterline di valore in un mese, che non può allargare la fattoria coi fondi europei sta iniziando a guardare Johnson e Farage un po’ così, un po’ bieco.

È la democrazia.

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