Un grande grazie a questo cantone

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Di

ticino cantonedi Corrado Mordasini

Grazie a questo cantone e alle sue genti, variegate e differenti, grezze e sofisticate, dalle dita operose e dai cuori di contadini. Un grande grazie a chi ci fa ricordare ogni giorno del respiro della terra, quello che ci avvolge tutti, ticinesi, eritrei, siriani.

Un abbraccio a quelli che sanno regalare brandelli di se stessi agli altri, che sanno guardare e spendere lacrime e rabbia. Grazie ai volontari con il mestolo del riso in mano, a chi decide di versare dei soldi per i migranti invece di uscire a cena questa sera. Grazie a chi scrive e si indigna. Grazie a quel meraviglioso popolo rossoblù che ha il diritto a pieno titolo di fregiarsi dell’appellativo di “ticinese” con orgoglio. Di stare sotto lo stesso tetto nostro, rendendo questo cantone un posto degno dove vivere nella vera tradizione umanitaria elvetica.

Perché allora sì che siamo svizzeri. Gli svizzeri del capitano Grüninger, che fece entrare migliaia di ebrei salvandoli dalla morte certa. La Svizzera di Henry Dunant e della Croce Rossa. La Svizzera neutrale e fabbricatrice di pace.

Poi c’è un’altra gente. Quelli per cui la Croce Rossa non sarebbe mai esistita e Dunant sarebbe stato uno spalancatore di frontiere buonista. E gli ebrei sarebbero stati tutti rispediti ad Auschwitz e Dachau. Per quelle anime logore, quelle che vanno in auto a insultare gli immigrati indifesi oltre frontiera, la Svizzera non è un paese, ma un egoistico orto di erbe velenose. Questa è esattamente la stessa gente che a casa nostra e sempre durante la Seconda guerra mondiale preparò le liste nere di compaesani da far fuori in caso di vittoria del fascismo. Tristi persone incapaci di sorridere per chiunque non sia loro stessi. Bruciati, incattiviti, abbrutiti dalla rabbia e da un senso di inferiorità potente, che li fa diventare come sciacalli. A me fanno pietà. Davvero. Sarei anche felice di parlare loro faccia a faccia, di trasportarli in volo sopra Hebron, Aleppo, Idomeni, Istanbul. Di chiedere loro una mano quando distribuiamo i medicinali in un campo profughi ai confini della Somalia. A lavare i corpi dei bambini di Misurata, a insaccare pietosamente i cadaveri da una lancia nel Mediterraneo. Allora sono sicuro che cambierebbero. Forse non tutti, ma molti capirebbero.

Ma la guerra tra farfalle e sciacalli sta raggiungendo il suo apice. Non si molla, non si cede di un millimetro. Per salvare la nostra umanità. Per mantenere la nostra terra un posto dove non ci si deve vergognare, per far capire ai nostri amici che non è l’odio a costruire la felicità. Che una volta partiti gli immigrati, una volta spariti i frontalieri si inventerà qualcun altro da odiare. Perché l’odio si autoalimenta e cerca combustibile. Facciamo volontariato ma anche proselitismo. Regaliamo sacchi a pelo, ma contrastiamo la cattiveria. Doniamo i nostri soldi, ma non scordiamoci che la pace nei nostri cuori vale mille donazioni in denaro.

Un grande grazie a questo cantone allora. Un cantone di gente bella, che solamente non ha ancora capito qual è la strada giusta.

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