9 febbraio: c’è chi gioca nell’acqua torbida

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Di

Bertolidella Redazione

“Mi ha lasciato l’amaro in bocca”, così questa mattina Manuele Bertoli ha commentato, in un post sulla sua pagina Facebook, la proposta di attuazione dell’iniziativa Contro l’immigrazione di massa varata dalla commissione istituzioni politiche del Consiglio nazionale.

Mette l’UDC davanti alle proprie responsabilità Bertoli, facendo notare come quello che per primo il democentrista Heinz Brand ha definito “compromesso” non rispetti affatto l’articolo inscritto nella costituzione. Non rispetta quindi il volere del popolo che a maggioranza, nell’ormai famoso 9 febbraio 2014, ha votato per un’iniziativa il cui testo oggi non viene messo in pratica. Non vengono menzionati i contingenti infatti, non si pone come obiettivo il drastico calo dell’immigrazione voluto a maggioranza dagli svizzeri: insomma, è la dimostrazione o di come qualcuno giochi nell’acqua torbida (non volendo in realtà l’applicazione vera di quel testo quando agisce nelle segrete stanze, sbraitando però poi contro questa stessa non applicazione quando si rivolge pubblicamente al popolo gabbato), o di come quell’articolo sia inapplicabile nella forma attuale. Di conseguenza, come ricorda Bertoli, arrivati a questo punto “più corretto e trasparente, e lo sostengo da sempre, sarebbe rivedere quel mandato costituzionale (che nel concreto, come si vede, appare inapplicabile), proponendo una nuova regola da sottoporre a popolo e cantoni”. Bertoli ricorda, inoltre, come l’articolo sull’assicurazione maternità ci abbia messo 65 anni a passare dall’essere votato all’applicazione. Oppure, ed è un tema attuale, sottolinea il ministro socialista che “anche il principio dell’art. 112, che garantisce rendite AVS/AI che coprano adeguatamente il fabbisogno vitale, è iscritto nella nostra carta fondamentale da molti anni, ma di fatto ancora oggi non è rispettato, tanto da dover far intervenire le prestazioni complementari, che sono altra cosa rispetto alle assicurazioni sociali.

L’altra delusione riguardo al “compromesso” del Nazionale espressa da Bertoli riguarda il comportamento della Sinistra, che ha accettato acriticamente il testo senza chiedere il corretto rafforzamento delle misure d’accompagnamento alla libera circolazione. A Berna hanno dimostrato più volte, soprattutto l’UDC, che se l’immigrazione è considerata un problema, le cause vere della sostituzione della manodopera indigena con quella frontaliera per loro non contano un tubo. Per questo Bertoli sostiene come “l’occasione invece è di quelle importanti, che devono essere colte per dotarci di strumenti validi contro il dumping salariale: salari minimi, contratti collettivi di obbligatorietà generale ecc. Le uniche armi che davvero potrebbero regolare l’eccedenza di afflussi di manodopera straniera.

Bertoli in tempi non sospetti, guadagnandosi minacce di morte e ricerche di cecchini per farlo fuori, sostenne che l’articolo votato il 9 febbraio fosse di difficile applicazione e che il quadro si potesse risolvere solo facendo tornare al voto la popolazione direttamente sugli Accordi bilaterali nel loro insieme. Oggi, ciò è chiaro a tutti. L’UDC ha la responsabilità di dire a chi ha approvato la propria iniziativa che o si applica alla lettera oppure “no scusate, abbiamo scherzato”.

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