A Facebook non interessa quanto faccia schifo

Di

20151015Zanellidi Jacopo Scarinci

In mezzo ad abbondante e francamente noiosa melassa, l’altra settimana a Roma il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ha detto qualcosa che magari non è stato capito subito, o che non è balzato all’occhio. Ma che, nella sua semplicità, spiega tutto lo schifo che siamo costretti a vedere sul suo social network. “Siamo orgogliosi di essere una ‘tech company’, non una ‘media company”. E che vuol dire? Semplice: che a Facebook, dell’olezzante volgarità che ha al proprio interno, degli analfabeti funzionali che la popolano, di gente con così tanto tempo libero da creare profili fake da cui pontificare, dei “webeti” (copyright Enrico Mentana) liberi di scrivere tutto quello che vogliono, non frega assolutamente nulla.

Per carità, ce n’eravamo accorti da soli. Quante volte le segnalazioni di pagine palesemente razziste o profili palesemente fake sono state rispedite al mittente da Facebook con la comica chiosa “rispetta i nostri standard della comunità”. E quante volte abbiamo dovuto citare la magistrale definizione che Umberto Eco diede della stragrande maggioranza di chi vive, e fa un pessimo uso, di questi social: legioni di imbecilli. Niente che non sapevamo già insomma, eppure sentirlo dire chiaro e tondo da Zuckerberg in persona, col suo bel sorriso e una t-shirt pateticamente Apple style, restituisce al sospetto la dignità di certezza.

Facebook, come in fondo ormai qualunque cosa, è una macchina da soldi. La pubblicità qui, le inserzioni là. Fette di mercato sempre più grandi, acquisizioni tipo Messenger e Instagram, scambi di contatti con Whatsapp: niente di più, niente di meno. Probabilmente non ci credeva nemmeno Zuckerberg quando ha detto che Facebook avvicina le persone e che quindi ha una funzione sociale importante. Oddio, che avvicini le persone è vero. Ma ti avvicina al compagno delle medie che avevi fatto di tutto per seminare e invece tac, ti aggiunge agli amici; ti avvicina alla vecchia zia che ti riempie la bacheca di imbarazzanti cuoricini o madonne; ti fa credere che sia solidarietà scrivere quattro banalità in croce su un terremoto o una disgrazia a caso.

La verità, e Zuckerberg scaricando le responsabilità con simpatica indifferenza l’ha confessata, è che Facebook è un qualcosa di puramente tecnologico scambiato per “media” da stolti incapaci di leggere un quotidiano o un blog serio. È il bar senza filtri, dove viene censurata una mamma che allatta ma non lo sono le idiozie e le sgrammaticate puttanate sparate da tanta, troppa gente che crede di aver trovato finalmente un palcoscenico.

Ma non è un palcoscenico, e quei tapini invece che essere diventati all’improvviso opinion maker altro non sono che una minuscola parte degli ingranaggi che portano ai miliardi di fatturato che fa Facebook ogni anno. Solo che, va da sé, auspicare che lo capiscano è veramente impresa d’altri tempi.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!