A Francesco hanno detto chi è Gobbi?

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Dunque Norman Gobbi ha avuto il privilegio di incontrare Papa Francesco e persino di stringergli la mano.

Circola una foto: al cospetto del grand’uomo il consigliere di Stato leghista sembra persino più piccolo, più tirato assieme, come diciamo in Ticino. Ha un sorriso deferente, timido, leggermente imbarazzato. È la Storia che gli passa accanto, probabilmente; è il contatto con chi l’ha scritta, determinata, da povero fra i poveri. Ed ha poi detto, il Norman, prontamente ripreso dalla trionfante stampa cantonale che ne ha tratto un toccante reportage scritto dal divano di casa: “Ho trattenuto a stento le lacrime”.

Però!, ci viene da pensare: che sensibilità, che consapevolezza, che rispetto. Che presa di coscienza degli errori commessi in passato. Il pianto, si sa, può indurre una catarsi, migliorare, cambiare. Ha quindi trattenuto a stento le lacrime, il ministro leghista, pensando a quando, più giovane, dagli spalti della Valascia imitava il verso della scimmia per inveire contro un avversario di colore. E le ha trattenute ripensando alla sorte – a lui ignota – dei piccoli ecuadoriani perseguitati “a norma di legge” e costretti, con i loro papà, ad abbandonare il Ticino e la scuola di Contone che per iniziativa del Comune di Gambarogno i bambini avevano potuto iniziare a frequentare. Fra le lacrime a stento trattenute c’erano anche quelle dedicate ai migranti per settimane bloccati a Como, ma per fortuna accuditi nel tepore dell’affettuoso pensiero che il ministro delle Istituzioni ha tributato loro mentre cercava il modo di accoglierli in Ticino.

Dal sorriso partecipe, dal benevolo atteggiamento del Papa che stringe la mano al politico ticinese, emerge chiaramente una falla nel protocollo in Vaticano: a Francesco nessuno suggerisce chi è tizio e chi è caio.

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