Ci spiano da mille angolini

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Quando le giornate sono faticose e torno a casa con la testa piena di nodi e ingarbugliamenti, i miei pensieri vanno ai ratti che vivono sotto la mia casa. Vivono anche sotto le vostre, ma non so se questa consapevolezza vi faccia bene. A me sì.

I miei pensieri vanno a loro, languidi ratti che la notte, silenti, si arrampicano sugli alberi del nostro giardino e ci spiano, inosservati. Al piano di sotto c’è uno sul divano in mutande, con un dito nel naso e l’altra mano aggrappata al telecomando. Sopra noi, che mangiamo sul balcone a favore di un’invisibile platea. I topi che di notte si aggirano non visti salgono su un altro ramo, e lì c’è la finestra del bagno aperta, e uno che si schiaccia un brufolo facendo le facce. Languidi rattoni, che nelle acque fognoline vi muovete beati… se chiudo gli occhi ne vedo alcuni che nuotano a dorso, tra isolette di pupù… chilometri di vasche sotto le nostre chiappe, in una realtà dilatata ed operosa… a cosa penseranno quei toponi? Perché io mica li idealizzo pensando che siano tutti dei Ratatouille o dei Mickey Mouse. I miei toponi dell’oasi mentale sono quel che sono: schifose, laide creature con un DNA in perenne mutazione, che – generazione dopo generazione- sanno sopravvivere a tutto.

Come quella volta che nell’acquario dei miei successe un patatrac idrico e tutti i pesciolini morirono intossicati da chissà cosa ma sopravvissero solo i pesci pulitori. Ecco. I pesci pulitori sono come i topi. Inossidabili, destinati ad avere la meglio. Ci son già più ratti che umani, gli basta un po’ di consapevolezza e siamo fritti. Ma a loro che cosa importa? I ratti sotto la mia casa sono laidi, ma anche oziosi: quando gli va, si lasciano trasportare dal flusso fognario e vanno in vacanza al lago. Li vedi, a volte, fare capolino su qualche riva, e la gente a dire “bleaaaahhhh! Un topo!” Ma loro non si offendono, perché sanno che hanno tutto il tempo per calcare quella spiaggetta che noi pensiamo nostra, ma loro hanno notti intere, albe e imbrunire infiniti per deliziarsi di quelle acque strane, più pulite di quelle di casa loro. Forse il lago per i ratti è come le Maldive per noi. I ratti non pensano in modo evoluto, e infatti vivono una vita serena fatta di bisogni primari e piaceri della carne: fluttuano e procreano, si cibano di tutto perché essere pretenziosi non fa parte delle loro necessità. I toponi in cui i miei pensieri si rifugiano oggi non hanno letto il giornale, non hanno pagato nessuna fattura, non sperano in un aumento di stipendio, non conoscono amarezze e rabbia. I ratti non hanno il telefono e i social, non sanno cosa sia la pay-tv: siamo noi, il loro intrattenimento.

Ci spiano da mille angolini protetti, poi alzano le spalline grigie, si scrollano via la nostra bruttezza, e continuano, col nasone in terra, cercando tracce di qualcosa di meglio: un frutto marcio, il cadavere di un animaletto, della cacca.

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