Come si prepara per la stagione una squadra di hockey?

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Appena iniziano i campionati, spesso si sente dire da esperti e opinionisti che quella squadra deve ancora entrare in forma, o che invece quel giocatore è già brillante. Dietro alla partita che noi vediamo, ci sono settimane – nel caso dell’hockey, mesi – di durissima preparazione, che si svolge in più fasi, e che permette ai giocatori di essere pronti a giocare da settembre a marzo e lottare per i propri obiettivi. Per approfondire questo tema, abbiamo fatto due chiacchiere con il preparatore atletico dell’Ambrì Piotta, Antonello Atzeni, il quale ci ha spiegato qual è il suo metodo di lavoro.

Allora, Antonello, prima di scendere sul ghiaccio leggiamo che si svolge la “preparazione a secco”. Cosa è esattamente?

Per preparazione a secco si intende senza ghiaccio o quasi: inizia la prima settimana di maggio, dopo una pausa più o meno lunga che dipende dalla durata dei playoff/playout, fino all’ultima settimana di luglio, prima di andare sul ghiaccio la prima settimana di agosto, dove rimane comunque attiva una gran parte preparazione a secco.

Durante i mesi di maggio, giugno e luglio, si fa una vera e propria preparazione atletica, con una fase generale di forza, lavorando sulla condizione aerobica poi anaerobica. Tutti i giocatori, nuovi compresi, compiono dei test la prima settimana in modo da preparare dei programmi individuali o di piccoli gruppi secondo necessità, caratteristiche fisiche e di gioco.

Una parte importante della preparazione è sicuramente il recupero di alcuni giocatori da piccoli fastidi muscolari, invece quello di altri è di migliorare alcune delle loro caratteristiche. Per me, che da sempre li promuovo e li porto avanti con grande convinzione, sono fondamentali gli esercizi dedicati alla prevenzione degli infortuni che integro nei miei programmi di allenamento. Quest’anno abbiamo concluso a luglio con una settimana intensa a Tenero, dove abbiamo lavorato mattino e pomeriggio.

Nello sport la preparazione pre-stagione è importantissima, ed è soprattutto mirata ad essere al massimo quando bisogna lottare per il proprio obiettivo: in che modo la preparazione la preparazione estiva riesce a essere d’aiuto a una squadra che lotterà per il miglior piazzamento possibile dieci mesi dopo?

Per me è molto semplice, in questi mesi si lavora sulle basi, sulla postura: il corpo è come una macchina, posso avere una Ferrari e andare a 300km ma se sotto ho montato le ruote di una bici non so per quanto tempo potrò dare il massimo. L’esempio delle ruote è perché parto dal basso, da una base solida. Spesso si cerca di allenare la performance cercando di imitare in questi mesi quello che poi si farà sul ghiaccio, non dico che non si debbano fare degli esercizi specifici, ma sicuramente non devono essere parte predominante della preparazione a secco. In poche parole come faccio con efficacia a raggiungere un obiettivo, quello di piazzarsi nelle prime 8, se la mia macchina non è efficiente?

In che modo avviene il ritorno sul ghiaccio dei tuoi giocatori? Si va avanti bilanciando con la preparazione a secco o è proprio un altro tipo di lavoro?

Come dicevo prima, anche ad agosto si continua con la preparazione a secco, ma con delle giunte di recupero e di esplosività, diminuiscono di poco le percentuali e qui si lavora sullo specifico per l’hockey. Da settembre cambia un po’ tutto: le partite sono tante e quindi si dà molto più spazio al recupero fisico post partita e a una parte di forza/mantenimento. Stretching e mobilità sono la chiave in questo periodo.

Questo è anche il primo anno senza Inti Pestoni. A livello di gioco mancherà tanto all’Ambrì, ma a livello umano forse ancora di più. Ci puoi dire un tuo ricordo particolare di Pestoni, o un momento passato con lui cui sei particolarmente affezionato?

Inti è un ragazzo molto speciale, penso che il suo “arrivederci” sia stato naturale, un po’ come accade nelle grandi famiglie: ogni tanto un componente si stacca per un periodo. Mi mancherà sentir parlare di calcio, ormai ogni lunedì sentivo Inti che commentava il weekend calcistico ed era diventato la mia Gazzetta dello Sport personale.

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