Galeazzi, fingiamo di non usare il cervello?

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Dal Mattinonline leggiamo che il consigliere del presidente eritreo a vita (un po’ come il Nano) Isaias Afewerki, dichiara candido che i suoi connazionali non hanno motivo di scappare:

“Gli eritrei che arrivano in Svizzera e altri Paesi, sono giovani e ben istruiti. Noi abbiamo investito molte risorse e denari su di loro. Non vogliamo che partano. È una perdita per noi.

Ogni estate migliaia di eritrei tornano a casa per diversi motivi: visite alla famiglia, si sposano, avviano un’attività economica o comprano una casa… Se fossero oppressi e temessero per la loro vita, non ritornerebbero nel loro Paese ogni estate”.

Tiziano Galeazzi, UDC, commenta: “Bene a sapersi: ora abbiamo la certezza che sono rifugiati economici e non scappano da guerre. Qualcuno si toglierà finalmente il salame dagli occhi”.

E non perde l’occasione per posare a sigillo una perla di serenità e buone intenzioni:

“Io resto dell’idea che questi baldi giovani debbano rientrare nel loro Paese e partecipare alla crescita e allo sviluppo dello stesso… Quindi; barcheta, camel e giù a lavoraaa ….punta e mazzot o pala e pic…”

Non siamo noi a dover spiegare a Galeazzi e agli amici del Mattino un assunto che qualunque idiota perlomeno ventila nel suo cervello: non vai a chiedere a un ladro se ha rubato.

La parola del consigliere di Afewerki, è equivalente a quella di Hannibal Lecter che spergiura di essere vegetariano. Non è difficile informarsi sull’Eritrea e su Afewerki, presidente da 23 anni. Una cosa che già puzza di marcio ovunque, meno che nella Lega naturalmente: 23 anni di presidenza, da quando l’Eritrea ha avuto l’indipendenza dall’Etiopia. Il fronte popolare per la Democrazia e la Giustizia del “presidente” è l’unica entità giuridica e politica in Eritrea, dove aspettano delle elezioni dal 1997. Dopo la fine della guerra con l’Etiopia, in Eritrea la ferma militare non ha data. Sai quando inizi ma non quando finisci e può protrarsi per decenni. In Eritrea non esiste stampa privata e i media sono sottoposti a un duro controllo, da anni i corrispondenti esteri non sono ammessi nel Paese. Reporter Senza Frontiere nel 2015 ha messo l’Eritrea al penultimo posto, dopo la Corea del Nord, in quanto a libertà di stampa. Nel 2016 all’ultimo. Gli oppositori politici nelle carceri sono decine di migliaia, e le torture all’ordine del giorno. Attualmente l’Eritrea è anche nella lista nera degli Stati Uniti come sostenitrice del terrorismo internazionale per gli aiuti ad Al-Shabab, le milizie islamiche Somale. Bel paesino, proprio da tornarci a fare le vacanze.

Proprio vero, barcheta e camel e giù a lavorare. Magari Tiziano gli dai una mano tu nelle prossime vacanze estive?

E se vuoi informarti meglio sulle attività che si svolgono nei campi estivi, clicca qui: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Disegni-di-torture-per-raccontare-lEritrea-di-cui-nessuno-parla-4c6b6477-0329-4505-9569-d9af26bf14f4.html

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