Guardiola-Mourinho, la guerra dei mondi

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Oggi a Manchester Pep Guardiola e Josè Mourinho si sono confrontati per la prima volta in terra inglese, riportando nello stesso campionato una rivalità, una storia di quelle che insegnano a fidanzate annoiate e maschietti col puzzo sotto al naso come il calcio non sia solo roba da plebei o stupidotti.

Sulla guerra termonucleare scoppiata tra Madrid e Barcellona nel 2011, quattro Clasicos in 18 giorni per tre competizioni diverse, ha appena pubblicato un clamoroso libro, “Duellanti”, il maestro di tutti noi Paolo Condò. Ma è una storia che affonda le radici nell’animo dell’uomo – anzi, degli uomini –, nelle sue sfaccettature, nei caratteri. Santone professorale il catalano, hijo de puta fatto e finito il portoghese; intellettualmente onesto il primo, provocatore al limite della denuncia il secondo; elegante vincente Guardiola, sedicente “Special one” Mourinho.

Sono due modi di intendere la vita più che il calcio, quelli che hanno portato Guardiola e Mourinho a detestarsi cordialmente. Se per Guardiola l’ostentazione dello stile, il maglioncino sotto la giacca, la barba di quattro giorni alle conferenze stampa, l’affabilità a doppio taglio sono il marchio di fabbrica, beh, tutte queste cose per Mourinho sono solenni cazzate. Cravatta lenta al top dell’eleganza, felpe con la zip messa a caso spesso, sfuriate coi giornalisti usati come carne da macello hanno portato Mou a essere amato o odiato. Se Guardiola vince o perde giocando bene, Mourinho vince o perde giocando malissimo. Ma contano i trofei, e ne hanno a camionate entrambi. Quindi? Semplice: li ami o li odi. Non sono persone capaci di far dire “boh”, non suscitano indifferenza né, tantomeno, equidistanza. La loro presenza in un campionato europeo ti porta a diventare tifoso sfegatato di una squadra per la quale due settimane prima non poteva fregartene di meno. Trascinatori, carismatici, coi loro stili così diversi sono riusciti ad allargare i confini dell’11 contro 11 a un fenomeno sociale, comunicativo, mentale. Ma soprattutto hanno ribadito l’essenza del calcio, al netto della poesia: o con me, o contro di me.

Ah, sì, la partita. Ha vinto Pep, 1-2 a Old Trafford. Guardiola ha vinto grazie a un sontuoso De Bruyne cacciato via senza pietà da Mou ai tempi del Chelsea, e portato a nuova vita dal suo nuovo allenatore. Mourinho ha sbagliato totalmente la formazione. Nell’intervista prepartita, interrogato sul come mai venissero schierati a sorpresa Lingard e Mkhitarian, ha risposto: “Li ho scelti io, apposta per questo”. Entrambi usciti al 45esimo. Chissà quando rivedranno il campo.

Dicevamo?

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