Il club del monoteismo

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Dopo la santificazione di quel dubbio personaggio che fu Padre Pio e quella di un’altra figura molto controversa, Madre Teresa di Calcutta, papa Francesco ci propone un ennesimo evento di massa legato al terzo anniversario del cosiddetto Anno Santo della Misericordia: Assisi 2016 Sete Di Pace (perdonate l’abbondanza di maiuscole, non sono nostre).

Si tratta di un dialogo interreligioso che è in scena dal 18 settembre a oggi con esponenti cristiani, musulmani ed ebraici, tutti uniti e divisi dalla certezza di un dio unico ed esclusivo.

L’idea di riunire ad Assisi i leader di tutte le religioni per invocare la pace nel mondo era stata lanciata da Giovanni Paolo II nel 1986 – e accanto a lui c’era il Dalai Lama. Stavolta non l’hanno neppure invitato, forse per evitare problemi con il governo cinese molto suscettibile sulla questione tibetana. Curiosamente manca anche un rappresentante dell’induismo. Siamo dunque di fronte a un club della verità monoteista che esclude, di fatto, il dialogo con un miliardo di persone di diverso orientamento religioso.

Il pericolo di assolutizzare la propria credenza è quasi inevitabile se si rimane chiusi di fronte alle altre esperienze religiose. Com’è possibile dialogare in profondità con qualcuno che ribadisce la superiorità della propria religione, magari con la pretesa di appartenere a un popolo eletto o di essere una creatura privilegiata perché pratica l’unica vera religione?

Il dialogo è possibile se metto fra parentesi la mia credenza e mi avvio nella scoperta, rischiosa, di nuovi sentieri pronto a smontare le roccaforti identitarie in un confronto umano totale e senza sconti. Nessuna religione è capace di esprimere e di rispecchiare da sola tutta la realtà. È soltanto l’intero arcobaleno di tutte le esperienze che fornisce un’immagine completa della dimensione religiosa dell’uomo. Un arcobaleno che rappresenta la felice fusione di universale e di concreto, di intellettuale e di vitale, di femminile e di maschile, di divino e di umano.

Senza questa dimensione universale il convegno di Assisi si riduce a un evento accademico, metodologico, diplomatico e mondano sostanzialmente inutile.

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