La Convenzione di Ginevra non è carta da camino, va applicata

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Di

sinistra pugnidella Redazione

Come prevedibile, il caso che ha coinvolto Lisa Bosia è arrivato anche a Berna. Il Partito Socialista Svizzero ieri, sul proprio sito, ha pubblicato un comunicato duro, incisivo, scrivendo chiaro e tondo come la Svizzera debba “garantire l’applicazione della Convenzione di Ginevra relativa allo statuto dei rifugiati”.

Eh già, perché anche a Berna sono arrivate le voci, ormai sempre più diffuse, di certi comportamenti tenuti alla frontiera. Nel comunicato, il partito di Levrat non indica come colpevoli le guardie di confine, ma ne contesta il metodo, non avendo loro “la competenza per esprimere un giudizio relativo alla ‘credibilità’ di un/a richiedente asilo e, in caso di dubbio, dovrebbe trasferire i casi alla SEM”. Semplice.

In pratica, i socialisti chiedono un comportamento corretto e l’applicazione della legge nelle operazioni al confine, che deve essere però dimostrata da “rapporti redatti da un’entità indipendente al fine di proteggere tutte le persone implicate”; l’accompagnamento di mediatori culturali e giuridici ai migranti per migliorare la possibilità di far capire le proprie intenzione; dare un documento ufficiale a chi viene rinviato in Italia, perché solo con questi – grazie alla Convenzione di Ginevra – possono fare, eventualmente ricorso. Ma soprattutto chiedono che il Trattato di Dublino non sia valido per chi dimostra di avere un parente da noi: rinviare all’Italia uno sventurato che sta cercando di andare dal fratello o dalla moglie è indegno della Svizzera.

Igor Righini, da parte sua, ha dichiarato come sia forte l’impressione che si stia procedendo a respingimenti “in maniera compulsiva”, e anche lui ha ribadito il grande ruolo che la Svizzera deve esercitare in questa emergenza umanitaria: “Se è vero che la Svizzera non è all’origine di questo evento, non può però lavarsene le mani perché questo atteggiamento va contro il buon senso e la stessa tradizione umanitaria del nostro Paese.”

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