La spiaggia a rilascio graduale di indumenti

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In un’amena località balneare del Centritalia e che si affaccia sul Mar Tirreno, esiste una curiosa spiaggia. Spiaggia nella quale, al primo posto, vicino ai parcheggi, ai pini e al bar, troviamo famiglie con bambini e nonni in costume da bagno, prendisole, parei, pannolini, ombrelloni e borse frigo.

Passiamo oltre, ove la massa si dirada, e scorgiamo umani a coppie etero in bikini sotto tende e teli da spiaggia africani. Proseguiamo, e dopo un centinaio di metri ecco comparire le prime tette bianche ignude, topless, di signore che non hanno mai osato prima. I maschietti cedono più in là, togliendosi la mutanda. La mutanda femminile scompare invece dove i pini si diradano e lasciano spazio ai primi capanni costruiti con i resti di legna giunti dal mare. Ed è qui, tra una canna di bambù e l’altra, che la varietà di gioielli, caverne, frutta e verdura di tutte le dimensioni e a vari stadi di maturazione, posati in bella mostra sui banchi di sabbia rovente, si moltiplica in tutto il suo splendore. Fino all’ultimo tratto di spiaggia, quasi un paradiso terrestre, dove ci vengono mostrate pure le combinazioni Adamo-Adamo e Eva-Eva, a volte in bella esposizione, a volte tra le ombre dei capanni. Prima degli scogli, in cima delle dune, ecco infine fare capolino gli Adami solitari in attesa, con battacchio e cespuglio che si sollevano leggermente quando arrivano le folate di vento. In questa spiaggia delle meraviglie non ci sono pareti divisorie o cancelli.

In questa spiaggia delle meraviglie sei libero di passeggiare dove ti pare e puoi guardare o non guardare a tua discrezione, ma se guardi non resterai deluso, in particolar modo se ti interessi di antropologia o di anatomia perché, se osservi bene, puoi godere di una delle più spettacolari vetrine sulla variazione genetica umana che non ha pari in questo mondo.

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