La Tata del Bignaschino

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A far da cornice alla festa di una Lega Nord più incazzata e virulenta che mai poteva mancare Boris Bignasca? Ma certo che no!

Per un pomeriggio di vanagloria tutte le beghe di confine, i frontalieri, i badini che arrivano a intasarci le strade, i bauscia che parcheggiano in doppia fila in centro a Lugano non sono esistiti. E si finisce col vendersi così, per un piatto di risotto e una foto assieme a Matteo Salvini o Mario Borghezio, ex comunista padano (giuro, esistevano) convertitosi al “migranti criminali” il primo e di simpatie naziste il secondo. Gran bella compagnia per chi si permette di disquisire sulla presenza o no in una commissione del Gran consiglio di Lisa Bosia Mirra.

Chi si aspettava discorsi tipo Kennedy a Berlino è rimasto deluso, perché il nostro Boris è andato lì a far il suo solito numero sparando banalità trite e ritrite su Unione Europea e confini. Pillola della domenica: mentre celebrava l’incontro coi giovani di Alternative für Deutschland, nel land di Berlino i suoi nuovi amichetti si fermavano al 12% rinviando di qualche decade l’assalto al potere (ne abbiamo parlato ieri: leggi qui). Gli ha portato una discreta sfiga, visto che per l’universo mondo erano lanciati verso l’infinito e oltre.

Una nota di colore a margine di questo bel quadretto consumatosi nell’italica Pontida: il Bignaschino è riuscito persino a dire “A noi Hobbit non piacciono certe multinazionali a cui non importa nulla del nostro territorio e delle nostre tradizioni.” Bello! Molto no global, molto black bloc! Poi, però, con grande coerenza, l’edizione domenicale del Mattino esce con praticamente una sola inserzione pubblicitaria di rilievo: due paginate di una prestigiosa casa automobilistica. Ma quella non è forse una marca di una filiale della multinazionale indiana Tata Motors? Produce e vende auto di lusso, ma sicuramente Bobo ha verificato che lo faccia “nel rispetto assoluto del nostro territorio e delle nostre tradizioni”.

E intanto incassa.

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