Niente contingenti? Basta con i teatrini, lo disse anche Blocher

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Blocher 9 febbraiodi Bruno Samaden

L’UDC proprio non ce la fa a mettersi d’accordo con se stessa. Oggi la commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, presieduta dal democentrista grigionese Heinz Brand (grande sponsor di Magdalena Martullo-Blocher), ha scelto la via da percorrere nel complicato percorso di attuazione del 9 febbraio.

Il testo licenziato assegna al Consiglio federale il compito di elaborare delle misure a favore della manodopera indigena e di fissare delle soglie una volta superate le quali potrebbe essere introdotto l’obbligo di comunicare i posti di lavoro vacanti. Insomma, una soluzione molto soft, senza contingenti. Nonostante sia notizia di un paio d’ore, il gran teatro UDC ha già iniziato a deliziarci. Brand ha sostenuto questo testo, definendolo un “compromesso”. L’assenza di contingenti, d’altronde, era stata accettata anche da Blocher stesso un paio di mesi fa: l’obiettivo è far calare l’immigrazione, i contingenti non erano ritenuti un dogma nemmeno dal tribuno. Eppure, nonostante ciò, Gregor Rutz, democentrista in minoranza nella commissione del Nazionale, ha definito “aria fritta” queste proposte mentre non si registrano ancora commenti del badante di Blocher, Albert Rösti. Alle nostre latitudini Pierre Rusconi manifestò già tempo fa la sua opinione: tornando indietro, non avrebbe votato quell’iniziativa.

Insomma, lanciare il sasso e gettare la mano lo può fare un bambino delle elementari ma non il partito più votato nel Paese. La politica è una cosa seria, e il minimo che sarebbe lecito aspettarsi è che l’UDC la smettesse con il suo teatrino continuo e si prendesse, finalmente, uno straccio di responsabilità. Ma, lo capiamo, è un auspicio perfettamente inutile.

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