Nulla di nuovo sul fronte meridionale

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Cosa è successo ieri a Chiasso? Sono le 14:00. Un caldo torrido che sembra ancora agosto, un’estate che ancora non se ne vuole andare. Al parco giochi vicino allo stadio la gente si raggruppa, si vedono comparire gli striscioni, le frasi che più si leggono sono “no borders”, “contro ogni razzismo”, “contro ogni frontiera”.

Prima di partire si fanno appelli in varie lingue, spiegando i motivi di questa manifestazione antirazzista: le tragedie della Siria, della Libia, dell’Eritrea, l’Europa che chiude le frontiere, i muri (fisici e non) che si ergono nel continente a difesa di un sistema capitalista ormai alla deriva. Poi c’è la Svizzera, che si fa fortezza nella fortezza, in cui la dignità migrante che sfila oggi vuole aprire una crepa. Ci sono ragazzi dei centri sociali, ci sono famiglie col passeggino, pensionati, militanti e non. Arrivano anche da oltre Gottardo o dalla vicina Italia, in 500 all’incirca, guardandosi intorno. 500 persone pacifiche, ma che comunque manifestano e se si manifesta è perché si è incazzati e si vuole far sentire questo disagio a chi questo disagio lo alimenta. Io sono in fondo al corteo, guardo tutto questo mare di gente che cammina per le strade bagnate dal sole e penso che a Chiasso una cosa così non l’hanno mai vista. La gente infatti è quasi tutta affacciata al balcone, fanno foto, telefonano ad amici. Il serpentone procede con qualche slogan, qualche battimani, con compostezza e coraggio. Si passa sotto i ponti ferroviari, si arriva sul viale che conduce alla stazione.

Inizia un nuovo corteo: da dietro alcune auto della polizia seguono a distanza, le vediamo in pochi, quelli dietro. Passando davanti alla sede UBS partono alcuni petardi. Chiasso pare una città fantasma, il clima comincia a essere caldo, e non solo per la temperatura. All’entrata della stazione ferroviaria di Chiasso, simbolo di quel transito migratorio quotidiano tra sud e nord, testimone di arrivi, fermi e rinvii, ci sono poliziotti in stato di sommossa. Partono fischi e cori dedicati alle forze dell’ordine. Dalla parte opposta una bella scena: tre ragazze attaccano uno striscione fuori da un bar, con il proprietario che dà loro il permesso. Il corteo è fermo, si fanno i primi comizi, per poi riprendere in discesa, verso la dogana… e i poliziotti al nostro fianco, ma a distanza. Un particolare: non sono poliziotti, sono delle guardie di confine e parlano francese.

Sembra come durante l’invasione della Cecoslovacchia, dove i carristi sovietici arrivavano dai territori mongoli per evitare che capissero i manifestanti di Praga. Davanti alla dogana nastri bianchi e rossi, guardie di confine sempre in tenuta antisommossa, camionette. Nel breve tragitto tra la stazione e la dogana la centrale della Polizia Cantonale di Chiasso, incustodita, è facile preda dei più facinorosi con petardi, fumogeni e scritte. Una diceva: “Gli stranieri siete voi”. Già, chi dice chi è straniero dove? Davanti alla dogana arrivano 500 persone inermi. Dalla parte italiana guardano straniti, sarà dal G8 di Genova che non si vedeva nulla di simile. Il corteo passa davanti alla dogana: petardi, cori, slogan. A un certo punto parte, con un’acustica molto pessima, un’intimazione a non superare i nastri, sarebbe stato inteso come violazione di non so bene cosa, scritto in un certo articolo di un certo codice e quindi si sarebbero presi provvedimenti coercitivi verso i manifestanti. La tensione è alle stelle, il corteo passa veloce, un po’ si disperde tra le corsie della stazione dei bus e riprende verso via Comacini. Ormai il più è andato.

Io riprendo la strada di casa passando per il centro. A Chiasso, come in altre città del Cantone c’è Sportissima: ancora alcuni bambini giocano felici in Piazza Indipendenza, c’è aria di festa. Qui della manifestazione, dei migranti, degli agenti in sommossa, non c’è traccia, non si sa niente. Fino a quando potremmo far finta che non sta succedendo niente? Che non ci sono emergenze umanitarie fuori casa nostra? Che non ci sono disperati che cercano speranza? Fino a quando si nasconderà tutto questo con respingimenti più o meno illegali? Io torno a casa ancora con la stessa rabbia, perché forse è vero. Ancora una volta non è servito a niente scendere in piazza, manifestare il dissenso.

A Chiasso, forse, non è successo niente.
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