PLR: che ce frega del dumping

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È un clamoroso voltafaccia quello dei deputati liberali al Nazionale. La proposta degli Stati di lotta al dumping salariale, volta a tutelare le imprese svizzere da chi non rispetta i salari minimi, rischia di non vedere la luce. Nonostante i litigi ticinesi, che vedono contrapposti in questa votazione Rocco Cattaneo e Piero Marchesi, a Berna, PLR e UDC vanno a braccetto.

Come al solito, l’UDC in testa, quella di “Prima i nostri”, dà uno zuccherino al popolo sovrano ticinese per poi dargli la fregatura alle Camere federali. Già l’iniziativa, che all’atto della prova sembra sempre di più uno specchietto per le allodole, fa acqua da tutte le parti, ma qui si arriva a livelli di ipocrisia pantagruelici.

L’UDC, con l’aiuto dei liberali stavolta, blocca una misura in favore dei lavoratori, una misura che avrebbe tutelato le aziende virtuose e punito i maramaldi. Purtroppo si vede che gli amici degli amici così virtuosi non sono, e la destra ritiene allora di non mettere troppe pastoie alle aziende, con il terrore che un minimo di regolamentazione si traduca in meno margini per il padronato e l’azionariato.

Il disegno parlamentare, che prevedeva una revisione della legge sui lavoratori distaccati, una proroga facilitata per i Contratti normali di lavoro (CNL) e multe fino a 30’000 franchi per chi viola le condizioni lavorative e salariali minime per lottare contro la concorrenza sleale, dunque forse non ci sarà.

Fatti i conti in casa, UDC, Lega e Liberali, rischiano di avere i numeri assoluti per bloccare la legge. I cittadini ticinesi dovranno allora domandarsi chi davvero fa i loro interessi in parlamento. Dall’altra parte, socialisti verdi e PPD, non raggiungerebbero il quorum per sostenerla.

L’UDC nazionale è chiara. Secondo lei non è con queste misure che ledono la libertà di mercato che si risolvono i problemi. Già, la libertà del “loro” mercato, alla faccia di impiegati e operai, che sono sacrificabili, per Blocher e compagnuzzi, sull’altare del profitto.

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