Quattro cose sbagliate che vi hanno detto sul voto in Germania

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Sono tempi folli questi, dove il ruolo dell’informazione dovrebbe essere quello di riportare i fatti sì, ma analizzandoli per quello che sono veramente. E invece no: sensazionalismo, notizie gonfiate, tempeste nel bicchiere spacciate per rivoluzioni epocali. Se sono questi i tempi in cui ci è dato vivere non è colpa nostra, ma gestirli in maniera migliore è compito di chi si occupa di media. Scopriamo insieme, allora, perché nonostante quello che stampa e media scrivono da ieri sera, il voto in Meclemburgo-Pomerania di ieri sullo scenario europeo (e tedesco) conta meno di zero:

1) “Batosta di Merkel a casa sua”

No. Il Meclemburgo-Pomerania non è “casa Merkel”, sebbene la Cancelliera sia nata lì. Dal 1998 è a sicura guida della coalizione rosso-verde. La CDU di Merkel è scesa di cinque punti percentuali, al 19%, ed è stata sorpassata da Alternative für Deutschland forte del 21%. Quello che però non ha trovato spazio nei media è che la SPD, sebbene in calo, è ancora il primo partito con il 30% circa dei voti; i postcomunisti orientali della Linke sono al 13%; i Verdi al 5%. Tolta la sacrosanta battuta che la sinistra non possa festeggiare neanche quando vince, resta il fatto che qui la coalizione merkeliana non aveva speranze né possibilità. AfD non prende voti dal partito di Merkel, se non in piccola, fisiologica parte, ma dall’astensione.

2) Merkel è stata punita per la questione migranti”

No. Il Meclemburgo-Pomerania Anteriore è uno degli Stati che, in rapporto alla popolazione, ha ricevuto meno migranti in tutta la Germania: 22 mila. Sono migranti che non sono mai saliti all’onore delle cronache, salvo quando qualche ariano ha avuto la balzana idea di organizzare una caccia al nero. AfD ha avuto un ottimo risultato elettorale per altri motivi: il MecPom, come in pratica tutta la ex DDR ad eccezione di Berlino est, non si è ancora integrato appieno nella Germania unita, figurarsi nell’Europa. AfD raccoglie il loro scontento e, soprattutto, le paure: qui, infatti, la disoccupazione galoppa, la produzione industriale è ferma al palo e la mentalità è ancora quella dell’altra parte della cortina di ferro. Fare paragoni con Amburgo o Monaco è davvero inutile. Che tutti i governi succedutisi dal 1990 a oggi abbiano sbagliato nell’integrazione dei länder orientali è un dato di fatto, ma lo è anche che il disagio mai raccolto alla fine, dopo anni, si sia trasferito nel “voto di protesta”. Il tema migranti è stato sapientemente cavalcato, ma per colpa del governo, non per fatti concreti e reali. I bavaresi della CSU oggi hanno dato la responsabilità a Merkel. Se la sbrigheranno, i posti in governo contano di più: è la politica.

3) “Merkel rischia alle prossime elezioni”

No. Bisognerebbe studiarsi le costituzioni e i regolamenti prima di darsi al sensazionalismo. Alle scorse elezioni generali, correva l’anno 2013, la coalizione CDU/CSU mancò per un singolo parlamentare la maggioranza. I liberali tragicamente condotti al macello da Philip Rösler mancarono la soglia del 5% e, non entrando in Parlamento, fecero mancare la maggioranza a Merkel. La soluzione fu, come nel 2005, una grande coalizione coi socialisti della SPD. Scenario probabile anche per il 2017. I media, invece che far sensazionalismo, potrebbero dire semplicemente questo: “Alternative für Deutschland non raggiungerà mai il 50% +1 e non governerà mai. Semplice.

4) “I populisti sono inarrestabili”

No. Concediamo: Podemos ha portato all’immobilismo la Spagna, senza governo da quasi un anno; il Front National arriverà al ballottaggio per l’Eliseo la prossima primavera; il Movimento 5 Stelle ha conquistato il municipio di Roma, salvo poi coprirsi di ridicolo ogni giorno di più. Tutto questo è nato da incredibili colpe dell’Unione Europea e pessime prove da parte dei governi in carica. Per quanto possa apparire strano dirlo oggi, i populismi sono destinati a finire perché o vincono loro o muoiono gli Stati. Il delirio salviniano del ritorno alla lira italiana, il protezionismo francese ipotizzato da Le Pen nell’epoca del libero mercato, l’incredibile programma economico degno di Paperoga ideato dai tedeschi di AfD sono la dimostrazione che siamo di fronte a dilettanti allo sbaraglio. Gente che si arricchisce e guadagna stipendi facendo credere di tutto ai propri elettori, sì, ma perché qualcuno glielo concede. Gliel’hanno concesso Juncker e, prima di lui, Barroso. Gliel’hanno concesso le pessime risposte su terrorismo, disuguaglianze e tasse. Gliel’ha concesso una politica che ha smesso di essere tale ma guazzabuglio di slogan, assenza di progetti e soprattutto di visione. Questi come le elezioni in quel buco del Meclemburgo-Pomerania – meno della metà degli abitanti della sola Berlino – sono segnali: l’esperienza porta a pensare che i governi li capiranno. Mors tua, vita mea.

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