Seni tagliati al Sant’Anna, il silenzio della stampa

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Mai avremmo pensato di essere anche solo vagamente d’accordo con Tuto Rossi, ma stavolta nostro malgrado dobbiamo sposare una sua tesi. In relazione alla querelle che contrappone la clinica Sant’Anna al domenicale Il Caffè, il giornalismo nostrano si è attivato, mentre dormiva della grossa durante i fatti che portarono alla scoperta dello scandalo, in cui il medico Piercarlo Rey amputò entrambi i seni per sbaglio a una paziente.

“Tutti questi giornalisti che sbrodolano e fanno coraggiose conferenze contro la limitazione della libertà di stampa in Russia, quando la libertà di stampa viene minacciata in Ticino, fuggono tutti come topi. Visibilmente è più facile gridare JesuisCharlie che JesuisLillo” (riferendosi al direttore del Caffè, Lillo Alaimo NdR)

Fa piacere che Rossi si accorga di quello che diciamo da anni, e cioè che l’indipendenza della stampa in Ticino è spesso viziata da grandi gruppi editoriali e conoscenze politiche opportune. Poco tempo fa, infatti, il Caffè riportava di un accordo che sarebbe avvenuto tra la vittima, il dottor Rey, e i vertici della clinica. Questi ultimi, rappresentati tra gli altri dai soliti noti: Fulvio Pelli e Edy Salmina. La clinica ha sporto querela, negando recisamente di essere coinvolta nella trattativa.

Il discusso istituto sanitario parla di campagna denigratoria nei suoi confronti, tirando in ballo anche il deputato MpS Matteo Pronzini, che accusava la clinica di irregolarità nell’utilizzo dei turni infermieristici. Il procuratore capo John Noseda, aveva però rigettato l’istanza, non ravvisando irregolarità. Alaimo ribadisce comunque la certezza delle asserzioni del Caffè, confermando quanto scritto.

Il Caffé ha inoltre dato prova di un certo umorismo, pubblicando una maglietta con la scritta: Je suis il Caffé. Resta comunque il fatto che in Ticino solo chi è slegato dai grandi gruppi o è indipendente è in grado di fare un giornalismo. Se non serio, perlomeno onesto.

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