Ah, la democrazia

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Aveva tappezzato Budapest e l’Ungheria tutta di manifesti contro gli immigrati, Viktor Orbán. Eppure ha perso una votazione – più un plebiscito che un referendum – sulle quote di migranti da assegnare al paese magiaro nell’ambito europeo di ripartizione. Checché ne dicano molti giornali, Orbán ha perso due volte. Vediamo perché.

Innanzitutto, la teoria del “ma il 98% dei votanti ha detto Sì” non sta in piedi neanche con un’impalcatura. I referendum che prevedono un quorum, ovvero il 50% più uno degli aventi diritto al voto che si recano alle urne, non si prestano a romanticherie: chi vuol far fallire un referendum, non va a votare. Erano i tempi, neanche troppo lontani, di Bettino Craxi quando divenne di dominio pubblico in Italia il concetto, magari non altissimo ma costituzionalmente consentito, di “meglio andare al mare”. Silvio Berlusconi e, in tempi più recenti – storia di pochi mesi fa –, Matteo Renzi hanno continuato su questa linea. I puristi storcano il naso, ma se una cosa è consentita è consentita. E, soprattutto, se in alcune costituzioni c’è scritto che bisogna raggiungere un quorum affinché il referendum sia valido bisogna farsene una serena ragione e accettare il fatto che in un Paese senza libertà di stampa e, ormai, di associazione come l’Ungheria di Orbán la popolazione abbia deciso di fregarlo in questo modo.

Facciamo votare sui migranti un popolo che non sa neppure com’è fatto un migrante”, ha dichiarato ieri mattina il politologo magiaro Zoltán Kiszelly. E il grottesco nonsense à la Monty Python di questo referendum ha dimostrato con cristallina chiarezza come tra fili spinati, muri, violazioni dei diritti umani e di un numero non precisato di Convenzioni e Trattati internazionali beh, per gli ungheresi quello dei migranti non sia un problema. Se il 57% degli aventi diritto al voto manco si scomoda di uscire di casa per respingere quella che, con spiccato senso della misura, Orbán ha definito “invasione” significa una sola cosa: seguiranno pure Orbán sul protezionismo figlio prediletto della permalosità post sovietica, ma hanno deciso che quella dei migranti non sia una reale emergenza.

Orbán non sembra l’abbia presa benissimo, diciamo. Dopo aver convocato una conferenza stampa senza giornalisti (tutto vero), ha ribadito che: a) sui profughi deciderà il Parlamento, quindi il voto di ieri sarà carta straccia; b) inserirà nella Costituzione il fatto che il popolo ha accettato di rifiutare i profughi, fregandosene allegramente di quelle bazzecole decorative che sono le norme costituzionali sulla validità dei referendum.

Ah, la democrazia.

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