Appunti di Viaggio – Sondrio, via Scarpatetti

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Sondrio è nata qui, sotto al Cràp, dove la roccia a strapiombo sulle paludi che lasciava l’Adda ogni volta che straripava piano piano ha lasciato spazio alle prime case di una piccolo paese che, secolo dopo secolo, si è fatto città.

Mai abbastanza per avere un’importanza strategica, però. Sondrio, infatti, è sempre stata bypassata o quasi da qualunque invasore. Niente a che vedere con Chiavenna – storica porta d’accesso all’Italia dal nord Europa –, il forte di Fuentes al principio del lago di Como terra di scazzi infiniti tra milanesi e spagnoli, Tirano terra di confine ma fino a un certo punto, chiedere ai von Salis la loro opinione ancora oggi, o più semplicemente Teglio dal cui nome deriva il nome Valtellina.

Eppure Sondrio è un gioiello, una pietra preziosa che per girarla ti basta mezza giornata. Ma è mezza giornata di sapori rustici e vista sublime, castelli e palazzi, fontane e piccoli quartieri raccolti, rubati a un sogno, come quello che inizia da Piazza Quadrivio, vecchio limitare della prima Sondrio, e sale su su fino al Castel Masegra attraverso via Scarpatetti. Qui le case sono ancora quelle del Seicento. Ristrutturate alcune, ruderi altre ma il legno di certi balconi non è mai stato sostituito, come mai sono state toccate le pietre con le quali sono state costruite le prime case. Lì, se non sei del posto, ma anche se sei semplicemente di dieci strade più in là, sei guardato con sospetto. Sei un forestiero. Eppure è una chiusura che regala, sicuramente inconsapevole, un microcosmo unico nella città. Giardini interni, improvvisati altarini con Madonne e ceri, cani che corrono liberi e gatti che ti guardano dall’alto in basso. Eppure qui nacque una città.

Addossata sulla roccia, con strade piccole e case raccolte, palazzi che si tengono su l’un l’altro e che hanno sempre combattuto il freddo con giganteschi camini e muri spessi, con botteghe che sembrano un altro mondo eppure distano neanche duecento metri. Qui in via Scarpatetti nacque una città che, a ben pensarci, è rimasta la stessa mentre Sondrio si allargava, aumentava la propria potenza. Le famiglie che vivevano qui secoli fa, sono le stesse che ci vivono ora, in queste case di pietra, con le finestre piccole e la stalla al piano terra, alcune volte ancora usata.

Una città nella città che ha resistito a invasioni e inondazioni, modernità e speculazione, cemento e tecnologia. Una perla, nel 2016.

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