Blocher: il PLR si è fatto corrompere

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È sempre simpatico leggere la stampa romanda, soprattutto perché lì si trovano notizie che in Ticino nessuno si sogna di dare. Come, ad esempio, quella di Christoph Blocher che, in un comizio sulla sua televisione privata, ha definito corrotti quelli che si schierarono in un primo tempo contro la Strategia Energetica 2050 e ora non sostengono il referendum lanciato dall’UDC.

Questi, riporta il virgolettato presente su Le Temps di martedì 11 ottobre, si sono fatti “acheter”. E il miliardario aizzapopolo si spiega meglio poco dopo: “On a acheté avec des subventions tous ceux qui étaient contre la Stratégie énergétique”. Insomma, un branco di corrotti quelli del PLR. E pare, pare eh, che si stiano svegliando. Philippe Nantermod, deputato, vicepresidente liberale-radicale e uno dei 14 ad aver votato contro la Strategia Energetica 2050, è insorto affermando che sembrava di sentir parlare Donald Trump, cioè uno che non sa neanche quello che dice.

Chi non è d’accordo con il Sommo tribuno o è nemico della Svizzera o è un corrotto, chi non sostiene le politiche democentriste è uno spalancatore di frontiere, uno che svende il paese, un colluso col nemico. La cultura del sospetto, i travasi di bile e i manganelli a mezzo stampa hanno sostituito le fondamenta della buona politica, cioè il dialogo, il compromesso, la discussione. Il muscolare “noi contro tutti”, i fatti usati come orpello decorativo e il sospetto come certezza infamante: questo è Blocher, un uomo che con i suoi miliardi ha fatto scempio del concetto di democrazia diretta, che si permette di far spendere 900 mila franchi al proprio partito per ogni Edizione straordinaria spedita a tutti i fuochi, che piazza la figlia in Consiglio nazionale al fianco dell’editore-direttore della Weltwoche, giusto per tenere controllati sia il parlamento che l’informazione.

Chi non è come lui è corrotto, comprato. Sbaglia. Sia in politica sia nell’informazione, chi non è come lui è semplicemente libero.

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