Cane bianco, cane nero

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Avete presente quando vi fate la scorza? O, perlomeno, credete di esservela fatta? “Ormai ho visto e sentito di tutto” pensate tra di voi. Ma sapete che state mentendo a voi stessi. Perché sapete benissimo che prima o poi qualcosa di ancora più brutto e angoscioso incrinerà quel guscio che avete costruito con tanta pazienza per cercare di non soffrire.

Oggi racconto due storie che si sfiorano, e fanno male entrambe.

Cane bianco è Angelo. Un bastardone bianco con gli occhi dolci e lo sguardo lacrimoso che hanno tutti i cagnoloni. Nel sud Italia è pieno di questi cani improbabili, magari pulciosi e randagi ma bisognosi di affetto. Basta chinarsi e tendere una mano e si avvicinano fiduciosi, elemosinando una carezza o un pezzo di pane. Angelo viene impiccato a Sangineto da quattro ragazzi. Viene appeso con una corda, percosso con un bastone e poi con una pala, sulla testa, per ucciderlo. Al secondo colpo scodinzola, non capisce, è come a dire: “ma io sono vostro amico”. Quattro cazzoni di 20 anni senza rispetto. Perché come dice la leghista Sabrina Aldi, chi non rispetta gli animali non è un uomo buono. Quattro ragazzi di 20 anni che sono, oggi, la vergogna d’Italia e rappresentano la sua parte più inetta e crudele. Non bisogna essere animalisti per stare male vedendo un video del genere.

Cane nero non ha nome. Non se lo merita nemmeno.

Ha 17 anni ed è appena tornato da un ricovero di una settimana in una clinica psichiatrica dove probabilmente lo hanno imbottito di psicofarmaci. Cane nero ha 17 anni ed è depresso, finisce in una struttura dove probabilmente nessuno capisce la sua lingua. Lo riportano al centro profughi nella cittadina di Schmoelln, nella Germania dell’est. Sale al quinto piano ed esce dalla finestra. La gente sotto se ne accorge. Alcuni filmano col telefonino, chissà cosa sperano. Quel maledetto telefonino a filmare tutto. Arriva la polizia che cerca di dissuaderlo, ma le loro parole scivolano su quella testa nera che è cresciuta parlando solo in somalo. In quella testa c’è solo l’abisso della solitudine e due occhi acquosi persi nel cielo. Chissà dov’è mamma. Alcune persone gridano in coro: “buttati, buttati”. Cane nero si butta e vola per cinque piani, col vento che sibila tra i capelli. Quando si schianta sente per un secondo le ossa spezzarsi e il cranio aprirsi facendo colare fuori le parole e tutti i ricordi. Chissà se quelli che filmavano sono contenti.

Anche questa fa male. E fa male che ci siano giovani di 20 anni, come Alessio Allio e i suoi amici che sono l’equivalente dei ragazzi di Sangineto. Invece della pala usano Facebook. Che può fare male altrettanto. Uno di loro scrive: “uno in meno”. E il consigliere comunale leghista imberbe di 20 anni, posta subito sotto due emoticon che hanno le lacrime agli occhi dal ridere.

Una cazzatina, ma non c’è da ridere. Se fossi tuo padre, Allio, quanto è vero Dio, ti prenderei da parte, senza picchiarti, perché sei oltre le botte, perché mi fai paura, e ti direi: dove ho sbagliato figlio? Perché avrei sbagliato. Ti avrei fatto crescere senza rispetto per le persone.

Questo è sicuro. Non perché ridi della morte, ma perché ridi di questa morte. Una morte che ogni persona con un filo di empatia non può catalogare insieme alle altre.

Perché è come picchiare un cane impiccato, Allio.

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