Che giocatore Valentin Stocker

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Sia chiaro, non ci sono carri di vincitori su cui salire. Quella per Valentin Stocker è una passione che non è nata venerdì all’89esimo minuto di Ungheria-Svizzera, ma è comune a tanti giocatori seriali di Football Manager come il sottoscritto. Perché è bello trovare nella realtà quella che è una grande verità calcistica “virtuale”: Stocker, che giocatore.

Allenando il Liverpool, il Real Madrid, il Manchester United o l’Inter, il primo acquisto negli ultimi anni è sempre stato Stocker. Perché lo Stocker del Basilea, signori miei, che giocatore. Agile, veloce, preciso. Fiuto del gol, intelligenza tattica e capacità di far sempre la cosa giusta al momento giusto. E anche nel gioco era così. Quello che butti dentro così per fare, esattamente come fatto venerdì da Petkovic, e che invece ti risolve la partita. Quello che schieri per fare turn over e poi ti manda in crisi perché ti accorgi di non avere più un titolarissimo là sulla fascia.

Ma detto della stima e del valore di Stocker, finisce Football Manager e inizia la vita reale, quella che l’ha portato all’Hertha Berlino e a perdere molto del suo smalto. Come il meglio del calcio elvetico, cioè mezza nazionale, ha fatto il grande salto da un campionato dai più considerato una parodia come quello svizzero alla Bundesliga tedesca. Accolto non con chissà quale entusiasmo dall’allora tecnico berlinese Jos Luhukay (poi finalmente, per loro, cacciato), ha smesso di essere il titolare che era a Basilea a favore di discutibilissimi giocatori come Beerens o Ben-Hatira, ha perso la nazionale saltando gli Europei. Adesso è tornato, e con l’Ungheria l’ha risolta lui.

Magari rimarrà sempre a metà strada tra il discreto e l’ottimo, forse gli mancherà sempre qualcosa per entrare nei cuori di tutti, sicuramente non vincerà Palloni d’oro o chissà quali premi. Forse Football Manager, per quanto gioco-che-è-più-di-un-gioco, condiziona alle volte. Ma signori, che giocatore Valentin Stocker.

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