Chi ha paura della donna nera?

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A Joy, 20 anni, mancano pochi giorni al parto. È scappata per non farsi imporre la religione animista di suo padre, lei che è cristiana. Belinda, 22 anni, è fuggita perché ricercata dal regime dopo l’evasione di prigione del marito. Faith, 20 anni, è scampata a un attacco di Boko Haram.

Sono tre delle 12 donne (e 8 bimbi) respinte dalla popolazione di Gorino, ridente (?) località del Ferrarese. Meglio così. Meglio così per queste giovani e belle ragazze che evitano di finire in un posto brutto, triste e abitato da persone che non avrebbero voluto conoscere. Meglio così, perché finire a vivere in mezzo a gente che non ti vuole e ha paura di te è peggio che vivere tu stesso nella paura. È peggio di rimanere in Eritrea. Meglio così, perché quegli 8 bimbi (presto 9) avrebbero vissuto in mezzo all’ignoranza. Meglio così per queste 20 (presto 21 persone). Chi ci rimette, in questa storia, è Gorino. Gorino e i suoi abitanti perdono l’occasione di conoscere persone con esperienze diverse, di allargare i propri orizzonti, di capire culture diverse. Resteranno beatamente rinchiusi nel loro paesucolo umido e paludoso a rincorrere anguille e a soffrire di reumatismi, passando le domeniche a giocare a scopa al bar e stonarsi col Tavernello. Contenti loro.

Dice: lo Stato avrebbe dovuto avvertire, comunicare. Lo Stato è colpevole. No, dico io. Colpevole è chi giudica senza conoscere, chi parte da pregiudizi, chi lascia che la paura indirizzi la propria vita e le proprie scelte. E poi magari va a cercare le nigeriane sulla via Emilia, una botta e via. E manco si vergogna.

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