Coerenza e informazione secondo il prof. Foa. L’USI che dice?

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Dell’incredibile figuraccia di Marcello Foa abbiamo già riferito ieri. Oggi, però, è il caso di aggiungere qualche riflessione che sarà di sicuro aiuto per capire meglio la portata dello scivolone di Foa. Perché si tratti di ignoranza dell’inglese o di malafede, comunque è stato un inciampo da dilettante.

Sarebbe il caso, ad esempio, che l’USI prendesse posizione. Perché? Beh, perché Foa figura sia come docente sia come collaboratore scientifico proprio all’USI. E di cosa? Beh, di giornalismo bien sûr. Cosa ne pensano all’Università della Svizzera Italiana di un docente e collaboratore scientifico che tratta in questo modo la materia che, in teoria, dovrebbe insegnare ai nostri ragazzi, ai futuri giornalisti, ai futuri comunicatori? Lo scrupolo nel consultare le fonti, nel valutare i virgolettati, nel citare sempre da dove si prendono le proprie informazioni dovrebbe essere la base, ma proprio la base, del lavoro giornalistico. Uno che non ha seguito neanche una di queste elementari regole, proprio il minimo sindacale, cosa ha da insegnare? E come? Non c’è un codice di condotta che impone ai professori e alle loro università di riferimento di correggere errori che ne squalificano l’immagine?

Foa, in barba al suo ruolo e all’esperienza che dovrebbe aver maturato in questi anni e di cui si bea nel proprio curriculum, poi ha peccato anche di ingenuità. Lo scopo di quei video, e ci sarebbe arrivato chiunque, non era semplice propaganda: il loro ritrovamento e la loro visione, avrebbero fornito agli USA importanti informazioni riguardo alla posizione geografica dei simpatizzanti dell’ISIS, perché i dischi erano muniti di un software che ne avrebbe permesso la localizzazione. Capiamo che era nella parte finale dell’inchiesta e che leggere fino alla fine del denso e lungo materiale, soprattutto in un’altra lingua, sia faticoso, però… Criticando così duramente questa operazione, Foa per caso condanna un’operazione anti terrorismo?

Strano, e curioso. Nonostante Foa la metta via in 14-parole-14, “Sappiamo che la guerra in Iraq è stata proclamata su accuse inventate a tavolino”, non se la può cavare così. All’epoca, correva l’anno 2003, Marcello Foa era al berlusconiano “il Giornale”, quotidiano che più di tutti in Italia spinse per l’intervento militare, parlando di civilizzazione ed esportazione della democrazia. Foa era, guardacaso, agli esteri. Si è per caso ravveduto?

E, per amor di precisione, il Corriere del Ticino che ieri ha pubblicato in totale allegria un editoriale come quello di Foa, il 19 marzo 2003, all’indomani delle prime bombe sull’Iraq, pubblicò un commento di Gerardo Morina intitolato “I requisiti per un successo” il quale incipit riportiamo fedelmente: “Dopo mesi di intensa e travagliata gestazione, è giunto il momento della guerra. Finalmente, si vorrebbe dire, se questo avverbio non corresse erroneamente il rischio di sottintendere un moto di soddisfazione da parte di chi questa guerra ha voluto contro chi, per varie ragioni, l’ha invece sempre osteggiata fin dal suo delinearsi all’orizzonte. Come infinite altre nella storia, anche questa guerra semplicemente «succede».

Una volta chiarito che di politica estera a Muzzano non capiscono niente, e chi li amministra da MediaTi fatica pure con l’inglese, sarebbe ora di recuperare un po’ di amore se non per la coerenza almeno per la correttezza.

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