Famiglie spezzate: retromarcia di Gobbi, vittoria di Bertoli

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In un comunicato odierno, il Consiglio di Stato ha sconfessato ufficialmente la linea dura seguita per mesi e mesi dal Direttore delle istituzioni, Norman Gobbi, in merito al rimpatrio dei genitori stranieri di figli svizzeri per motivi economici.

Nel testo, infatti, si legge come “Il Governo ha condiviso l’idea di tutelare di principio i rapporti familiari tra i minorenni di nazionalità svizzera e i loro genitori stranieri. A questo proposito è stato in particolare stabilito che un cittadino straniero con uno o più figli di nazionalità svizzera, entro certi limiti, non sarà allontanato dal suolo nazionale per mere ragioni economiche, ovvero per la sola dipendenza dall’aiuto sociale, alla condizione che assolva i suoi doveri di genitore prendendosi cura del figlio, tenendo viva la relazione affettiva e provvedendo al suo sostentamento economico. Ciò è possibile poiché la legge federale concede ai Cantoni un margine di apprezzamento sulla revoca o il non rinnovo del permesso di soggiorno.

Partendo dal fatto che i 26 cantoni elvetici hanno 26 prassi diverse al riguardo, appare evidente come le decisioni fin qui prese siano state libere interpretazioni e libere scelte di Gobbi. I numeri presenti nel comunicato, infatti, convincono fino a un certo punto. Leggiamo che, seguendo la nuova prassi, l’Ufficio della migrazione “avrebbe preso una decisione differente solo nello 0,9% dei casi”. Che vuol dire? Anche un solo genitore allontanato senza motivo dal proprio bambino e dalla propria famiglia avrebbe dovuto indignare tutti: non è che se un numero è basso il problema è meno grave. Chi ci è finito di mezzo, chi fa parte di quello 0,9%, ha tutto il diritto di essere indignato.

Il fatto che il Governo oggi si sia espresso così chiaramente dando la precedenza al diritto di famiglia rispetto alle questioni meramente economiche, è figlio del dibattito a livello pubblico e politico innescato dalle dichiarazioni riguardo ai rimpatri forzati da parte di Manuele Bertoli e portato avanti, a livello parlamentare, dai pipidini Fonio, Jelmini e Agustoni. Anche noi di GAS abbiamo partecipato, da subito, a questo dibattito raccontando storie, facendo parlare persone coinvolte da queste decisioni, portando esperienze e sofferenze ad avere una voce. Fa piacere che il dibattito sia arrivato anche in Consiglio di Stato e che lo stesso abbia preso le distanze dalla linea Gobbi. Un risultato che, senza quelle prime denunce sui giornali risalenti ad aprile, non si sarebbe mai raggiunto.

Bertoli, da noi raggiunto telefonicamente pochi minuti fa, riguardo a questa decisione ha dichiarato: “Certamente è un passo in avanti significativo nel riconoscimento dei diritti fondamentali da parte di un Paese che si è sempre voluto civile, oggi posso dirmi contento.

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