Il Clown Assassino: la vera storia

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Nei giorni scorsi hanno fatto notizia alcune aggressioni avvenute anche in Svizzera ad opera di individui mascherati da clown, emuli del famigerato Pennywise indiscusso protagonista del romanzo di Stephen King “IT” e della sua trasposizione cinematografica con un Tim Curry in gran forma che ha creato un vero e proprio incubo collettivo sotto forma di pagliaccio assassino che ha perseguitato i sogni di una parte della mia generazione.

L’incubo del Clown Killer, tuttavia, è stato per alcuni più reale che mai alcuni decenni prima, negli anni Sessanta, e ha avuto un nome e un volto: John Wayne Gacy.

John Wayne Gacy nasce nel 1942 a Chicago, e vive un’infanzia apparentemente tranquilla, a parte alcuni problemi di salute: un colpo di mazza da baseball a 11 anni gli causa un grumo di sangue alla testa che verrà scoperto solo 5 anni dopo, e un disturbo cardiaco gli impedisce di partecipare alle attività fisiche a scuola. Tuttavia, il dramma per John si nasconde fra le mura domestiche: fin da bambino subisce insieme ai fratelli e alla madre le violenze del padre alcolizzato, e si narra di un probabile abuso sessuale da parte di un amico.

Il ragazzo intanto cresce, inizia a interessarsi alla politica e si fa pian piano strada fra le fila del Partito Democratico: conosce la giovane Marlynn Myers e la sposa, e nel 1966, su proposta del suocero, lascia il suo posto da direttore di un negozio di scarpe per trasferirsi nell’Iowa, dove dirige tre ristoranti della catena Kentucky Fried Chicken; la coppia mette al mondo due figli, e John, instancabile lavoratore, inizia a farsi apprezzare dalla comunità.

Ma ai familiari, agli amici e ai conoscenti l’uomo nasconde un segreto per lui e per i tempi imbarazzante: è omosessuale. John reprime le sue tendenze a fatica, miminizza come scherzi le avances ai suoi dipendenti, si circonda di soli amici maschi, consuma una gran quantità di pornografia.

Poi cede del tutto.

Nel 1967 violenta il 15enne Donald Voorhees e molesta diversi altri ragazzini; condotto a processo per l’aggressione sessuale a Voorhees e accusato di altri abusi, nonché di aver cercato di intimidire il testimone facendolo pestare da un impiegato prezzolato, viene giudicato sano di mente, sebbene dotato di una “personalità asociale”, e condannato per sodomia su minore a 10 anni di carcere: uscirà 2 anni dopo per buona condotta sulla parola, dopo aver perso moglie e lavoro. Torna allora a Chicago, dove trova lavoro come cuoco e incorre in altri guai con la giustizia sempre per reati sessuali, cavandosela una prima volta per l’assenza del testimone all’udienza, e una seconda volta, colto in flagrante, pagando, si dice, il silenzio della vittima.

Gacy, a Chicago, fa carriera come piccolo imprenditore edile,  e diventa un membro di spicco, stimato e rispettato, del Partito Democratico in città, facendosi fotografare con l’allora first lady Rosalyn Carter da cui ottiene anche una dedica autografata; nel 1972 si risposa con Carole Hoff, da cui divorzierà consensualmente nel 1976 dopo averle confessato la sua bisessualità.

In quegli anni, John si fa conoscere anche nel sociale: si unisce ad un club di animatori vestiti da pagliaccio, e crea il suo personaggio, Pogo il Clown, disegnandosi da solo il costume e intrattenendo adulti e bambini durante vari eventi di beneficienza, e, pare, anche negli ospedali pediatrici.

Ma nessuno potrebbe mai sospettare che Pogo il Clown è un sanguinario serial killer.

1972: Timothy Jack McCoy, 15 anni, ad una fermata del bus per l’Oklahoma accetta un passaggio da quell’uomo distinto e gentile, che gli offre di passare la notte a casa sua e di accompagnarlo a prendere il bus il giorno dopo. Per un tragico equivoco, pare, si presenta in camera con un coltello che stava in realtà usando per preparare la colazione, nasce una lite, e John Wayne Gacy lo accoltella violentemente, sostenendo poi di essersi sentito “prosciugato”, come dopo un grande orgasmo, definendo l’omicidio “la più grande emozione della sua vita”.

L’incubo del Clown assassino diventa realtà.

Nel 1974 violenta e uccide un sedicenne mai identificato, e lo seppelisce in giardino.

Nel frattempo gli affari vanno a gonfie vele, e per far fronte agli impegni della sua impresa, la PDM, con i committenti, Gacy assume un gran numero di ragazzini in cerca di un impiego. Un gran numero di potenziali vittime.

  1. John Butkovitch, 17 anni, si reca da Gacy per un problema di paghe arretrate: finisce ucciso, violentato da morto e sepolto in garage.

Fra l’aprile e il dicembre del 1976 sono oltre 10 i ragazzi che finiscono seppelliti sotto la casa del Clown Assassino, con le medesime modalità: violentati, da vivi e spesso anche da morti, uccisi spesso per strangolamento e sepolti in fosse comuni in giardino, in garage o sotto la lavanderia. Altri 10, forse di più, faranno loro compagnia l’anno successivo.

In quel 1977, tuttavia, qualcosa di anomalo inizia a venire a galla: Gacy adesca il 19enne Robert Donnelly, lo stupra e lo sevizia ripetutamente, ma non lo uccide. Donnelly denuncia gli abusi alla polizia, ma John Wayne Gacy convince gli inquirenti che si trattava di sesso sadomaso consenziente, e non viene sporta denuncia.

Nel frattempo lo spazio per seppellire i corpi in casa viene a ridursi,  ma Gacy continua a torturare, struprare, sodomizzare e uccidere giovani uomini, i cui cadaveri finiscono nel fiume Des Plaines River.

12 Ottobre 1978: il 15enne Robert Piest, impiegato in una farmacia, sparisce dal suo posto di lavoro. Ma stavolta per Gacy le cose non vanno secondo i piani: il ragazzo, infatti, prima di finire in fondo al fiume aveva raccontato ad amici e parenti di aver incontrato il titolare della PDM, che aveva ristrutturato il negozio e che lo aveva invitato a casa sua per discutere di un’offerta di lavoro.

La polizia arriva  a Gacy, e il tanfo nauseabondo della sua abitazione è troppo perché possa essere giustificato con un problema all’impianto fognario: vengono alla luce i corpi, e la comunità cittadina è scioccata, incredula del fatto che quell’uomo così stimato e rispettato, grande lavoratore, membro di spicco del Partito Democratico e padre e marito esemplare, potesse essere un feroce stupratore e assassini.

John Wayne Gacy, dopo aver evocato l’ombra della persecuzione politica, cercherà di cavarsela sostenendo di essere afflitto da un disturbo di personalità multipla e attribuendo gli omicidi al suo alter ego malvagio, “Jack”: giudicato sano di mente, tuttavia, verrà ritenuto colpevole di 33 omicidi e giustiziato con un’iniezione letale nel carcere di Crest Hill nel 1994.

Termina così la vita di John Wayne Gacy, da Chicago, inizia la cupa leggenda del Clown Assassino, con le ultime, quasi beffarde parole pronunciate prima di essere messo a morte: “Baciatemi il culo”.

Non si sa se Stephen King abbia preso spunto dalla storia di Gacy per il suo personaggio di Pennywise: sicuramente, a distanza di oltre 20 anni, non possiamo fare a meno, a volte, di sbirciare sotto i tombini e nei vicoli, temendo di sentire una beffarda risata e che dall’ombra emerga quel volto coperto dal cerone bianco con in mezzo un grosso naso rosso. Rosso sangue.

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