Il Corriere del Ticino: che figura, uno scoop tarocco!

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Marcello Foa e il Corriere del Ticino sono talmente allergici al giornalismo d’inchiesta che, la volta in cui finiscono a occuparsene, raccolgono una figuraccia da antologia.

In un editoriale apparso oggi, Foa riprende un’inchiesta coi fiocchi condotta dal Bureau of Investigative Journalism e vuoi l’incompetenza, vuoi la scarsa abitudine a trattare l’argomento “inchieste” ne è uscito un pateracchio francamente indecoroso per lui e per la professione che svolge. Secondo Foa, questa inchiesta dimostrerebbe che il Pentagono avrebbe girato i filmati di Al Qaeda: “Certi angoscianti scoop che rimbalzavano sul web o in tv in realtà erano fabbricati a tavolino da una società di PR britannica all’interno di una base statunitense in Iraq. E vien da sorridere pensando che poi erano la CIA o la Casa Bianca a certificarne l’autenticità”, scrive il Nostro novello esperto di giornalismo d’inchiesta.

Ebbene, nell’inchiesta del Bureau tutto questo non c’è. Nel corposo e interessante risultato del lavoro di Crofton Black e Abigail Fielding-Smith che potete trovare cliccando qui, c’è scritta un’altra cosa che riassumiamo sia per voi sia per Marcello Foa. Sì, è vero che il Pentagono ha commissionato a un’agenzia di pubbliche relazioni inglesi dei filmati da usare nella propaganda anti irachena, ma aggiunge che questi filmati appartenevano a tre categorie: 1) Semplice propaganda contro Al Qaeda; 2) Finti servizi di una televisione araba, i quali sarebbero stati usati per dire quel che volevano; 3) Finti video propagandistici della stessa Al Qaeda.

Ed è proprio sul punto 3) che Foa dimostra o di non conoscere l’inglese o di essere in malafede. Riportiamo integralmente in inglese: “The third and most sensitive programme described by Wells was the production of fake al Qaeda propaganda films. He told the Bureau how the videos were made. He was given precise instructions: “We need to make this style of video and we’ve got to use al Qaeda’s footage,” he was told. “We need it to be 10 minutes long, and it needs to be in this file format, and we need to encode it in this manner.” US marines would take the CDs on patrol and drop them in the chaos when they raided targets. Wells said: “If they’re raiding a house and they’re going to make a mess of it looking for stuff anyway, they’d just drop an odd CD there.

Anche chi conosce approssimativamente la lingua del Bardo arriva a capire che “We’ve got to use Al Qaeda’s footage” significa che l’indicazione precisa fosse di usare materiale originale di Al Qaeda rielaborato poi a fini propagandistici. Sempre nell’inchiesta (vedi immagine in fondo all’articolo) si legge infatti che Bell Pottinger, l’agenzia di PR britannica, non ha prodotto alcun video ma li ha solo, in pratica, rimontati. Inoltre, i dischi con incisi sopra i video venivano lasciati affinché venissero trovati: strano che un giornalista come Foa non conosca nemmeno le basi del concetto di guerrilla marketing e della propaganda.

Riassumendo: Marcello Foa si è inventato di sana pianta che questa inchiesta abbia dimostrato che i filmati di Al Qaeda fossero finti e architettati dal Pentagono, non c’è né una prova né una fonte a testimoniarlo.

Quello che ci aspettiamo da Marcello Foa e dal Corriere del Ticino è una rettifica nella stessa posizione in cui è stato pubblicato l’editoriale di oggi. E che scivolate del genere vengano evitate nel futuro: in questo momento di tutto c’è bisogno tranne che pessima informazione. Soprattutto quando sarebbe stato sufficiente tradurre dall’inglese. Ma forse, per qualcuno, è già troppo complicato.

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