Il mostro del Verbano

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Si acquatta silenzioso nel fango sotto i cespi dei canneti, scivola circospetto tra il limo, confondendosi col suo colore. La sua forma sinuosa si intreccia alle radici sommerse in un groviglio mucoso e torbido.

È il siluro: silirus glanis, pesce originario dell’Europa orientale, anche se il suo areale va dalla Germania alla Turchia. Introdotto decenni fa nel nord dell’Europa e in Francia e Italia, oggi scorrazza tranquillo anche da noi. Ama le acque torbide, in quanto i bargigli, come quelli dei pesci gatto, gli permettono di trovare prede anche senza una buona visibilità. Arrivato nel Ceresio probabilmente dal Verbano, sfruttando la scala di monta realizzata nella Tresa nel 2014, ha cominciato a spazzolare quanto trovava nel posto in cui si è insediato: germani, folaghe, pesci.

Il suo recente avvistamento a Figino da parte di un sub ha gettato alcuni nel panico, anche se la sua presenza, seppur distruttiva per alcune specie non è pericolosa, almeno stando a quanto monitorato fino ad oggi, per l’uomo. Se non vi consigliamo di nuotare sopra un nido di siluri in amore, è anche vero che l’uomo in genere non deve temerlo, anche se alcuni rapporti dell’800 sulla pesca nel Danubio ne confermerebbero la taglia a 3 metri per 250 kg di peso. Il nostro è piccolino a confronto. La sua è la taglia media per un siluro: 1 metro e 60 per 65/70 chili, niente di speciale insomma, anche se magari non vi va di incontrarlo in immersione.

Il problema del siluro è che mangia tutto quello che trova: piccoli mammiferi, pesci e uccelli acquatici. Anche la scomparsa in un canneto a Figino di un barboncino, non fa presagire nulla di buono per il povero cane. Il siluro infatti è molto abile a cacciare anche in acque basse.

In questo video, potrete saperne di più oltre che vederne la cattura. Tenete presente che il record dalle nostre parti è un siluro pescato nel delta del Po di 2 metri e 78 per 144 chili.

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