Il servizio delle Iene e l’indipendenza del giornalismo

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Il servizio delle Iene era banale. Le domande erano ovvie. Cos’altro puoi chiedere ad un imprenditore di destra e al suo braccio destro se non “quindi lei sbraita contro gli italiani, ma li sta assumendo”, “quindi lei combatte il frontalierato, ma sta assumendo frontalieri”, “quindi lei vorrebbe che gli italiani facessero solo i lavori non qualificati, come se non fossero persone, ma oggetti”. Non c’è nulla di nuovo, per noi di sinistra, in quel servizio.

Ora guardate bene il servizio, notate i dettagli.

Il giornalista arriva alla sede della Lega, che è la sede dell’azienda, e si comporta in un modo ignoto in Ticino: se ne frega che sia un luogo privato, è arrembante, arrogante. La reazione è splendida! Bignasca fa il gigione e mente, senza pudore e quasi senza nemmeno accorgersi di mentire. Quadri era incredibilmente identico all’indimenticabile scena su Marco Pisellonio dei Monty Python: “Lei è un cafone”, apostrofa tramortito il biondo leghista.

Dilettanti.I leghisti si sono semplicemente dimostrati politici dilettanti.

Ma porco cane! Perché diamine ci vuole un giornalista delle Iene per fare un lavoro così facile? Un giornalista di una lurida televisione berlusconiana, abbiamo persino fatto fatica ad andare sul loro sito e regalargli un clic. Perché diamine devono essere degli italiani a insegnarci come si fa semplice giornalismo d’inchiesta politico?

Il motivo è abbastanza chiaro: la stampa in Ticino non è libera, ci vuole la stampa estera per analizzarci con obiettività. I politici potenti da noi chiamano i giornalisti per nome, quando non sono addirittura loro datori di lavoro. Gli danno le informazioni pilotate. Parlano con i capi giornalisti per bloccare i giornalisti piccoli. Manca completamente un giornalismo che non sia censurato e semplicemente faccia ricerca dei (mis)fatti compiuti dai politici – e dai loro ricchi sponsor dell’economia privata. E se un giornalista si permette lo stesso di fare giornalismo? Allora i capi di partito chiamano in redazione.

In un sistema di stampa indipendente la chiamata in redazione non sarebbe problematica: la rimbalzi e via. Ma in Ticino non c’è stampa indipendente. La stampa è in mano alle famiglie politiche borghesi-leghiste. E le domande scomode dei giornalisti indipendenti potrebbero mettere in discussione l’esistenza economica stessa della stampa. Come si fa in queste condizioni a fare giornalismo indipendente?

I politici non sanno nemmeno che significhi, da noi, essere sotto la lente della stampa. Siamo sì tutti i giorni sovraesposti mediaticamente, ma le notizie centrali (ad esempio: la Lega e l’UDC fomentano ogni giorno il frontalierato contro cui lottano) non escono mai. Paradossalmente in Ticino sono incredibilmente più pericolosi i giornalini di carnevale che non i giornali.

Lo ripetiamo: guardate la reazione dei leghisti. Sono teneri, dei bamboloni, come se non capissero dove si trovano. Eppure sono nel loro ufficio! Sballonzolati dal mondo televisivo indipendente dalle loro logiche, improvvisamente hanno davanti un giornalista che non risponde ai potenti ticinesi. E crac, il giochino si rompe.

Noi non vogliamo più Iene, ovvero più Berlusconismo in Ticino. Ma ci chiediamo: a qualcuno da noi interessa un po’ di giornalismo non dominato dai soliti potenti?

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