Le affinità elettive tra Foa e Trump

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Ieri mattina Marcello Foa è stato ospite a Radio3i e, come al solito, è stato amorosamente tenero nei confronti di Donald Trump, definendolo addirittura “divertente” perché nei comizi elettorali dice un po’ quel che gli pare. Tra i dieci giornalisti di tutto il mondo a non ritenerlo un pericolo, Foa ha ribadito fiero come anche Hillary Clinton non sia il massimo. Insomma, siccome non c’è Kennedy dall’altra parte, evviva Trump. Questo è il ragionamento. Aiuto.

Non è la prima volta che l’amministratore delegato di MediaTi mostra la sua benevolenza nei confronti di uno che tratta le donne come fossero il bidet di casa, che alzerebbe un muro tra Texas e Messico e prende in giro i disabili. Per carità, a ognuno i propri affetti e coi sentimenti non si scherza. Il problema è che Marcello Foa non è un semplice, privato cittadino: è giornalista e massimo dirigente del gruppo editoriale più influente del cantone. Da uno così, e con queste responsabilità, ci si aspetterebbero visione, capacità di analisi, obiettività. Niente di tutto questo. Perché è anche sfortunato il Foa, nel suo rapporto amoroso con Donald Trump. Lui ci prova, ma niente, rimbalza. Il tycoon infatti, nell’ultimo dibattito elettorale con Hillary Clinton di questa notte, prima ha insultato per l’ennesima volta la rivale in diretta televisiva (“what a nasty woman”), poi ha detto che non accetterà il verdetto elettorale in caso di sconfitta. In America, e nel mondo intero, una cosa del genere non si è mai sentita. Fabio Pontiggia, contestabile finché si vuole ma comunque un professionista, è insorto contro questa ennesima idiozia trumpiana. Marcello Foa capirà che nel Paese della democrazia diretta, la Svizzera, questa affermazione è ancor più grave? Riuscirà a dire due-parole-due di condanna o troverà tutto ciò ancora uno spettacolo “divertente”, a uso e consumo dello show?

L’amore acceca, si sa. E Foa è rimasto accecato quando, non più tardi di una settimana fa, brandendo un sondaggio Rasmussen è riuscito tutto felice a dire che Trump era davanti nei sondaggi. Peccato che, nell’edizione di ieri, il Washington Post abbia riportato sulla Terra Foa e tutta la banda di accoliti: negli swing states, Hillary stravince. Ricordiamo benissimo i problemi di Foa con l’inglese e il suo particolare rapporto con le fonti (leggi qui), ma prima di scrivere uno dovrebbe documentarsi giusto un attimo. Ma ripetiamo, va bene: il cuore, si sa, conosce ragioni che la ragione non conosce.

E a corredo di tutto ciò, si aggiunge la questione del canone. Sbraitano giorno e notte contro la RSI per la questione del canone, le fanno una guerra neanche tanto sotterranea, ma i soldi li prendono anche loro. E non è una gran bella cosa che con questi soldi si definisca un misogino, evasore fiscale e razzista come “divertente”.

Perché non c’è niente di divertente in questa pantomima di candidato. Niente.

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