L’Inferno degli angeli. Razan: un canto tra i binari

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Dai binari sui quali nessun treno viaggia più mi chiama Razan, ragazzina siriana di 12 anni. Mi invita nella sua tenda, prende un foglio e inizia a disegnare. Vuole mostrarmi cosa vorrà fare da grande. Gli occhi diventano sognanti e la sua mano dà vita al mestiere che Razan vede nel suo futuro: dottoressa. “Ma non dottoressa normale”, ci tiene a precisare “dottoressa per i poveri che non possono pagare le cure”. E in alto al disegno la scritta in arabo “Benvenuti in Svizzera”.

Poi mi vuole salutare intonandomi una canzone che ha fatto diventare il campo, per un momento, un luogo incantato. E chiunque può sedersi fra quei binari e ascoltare quel canto, qui https://vimeo.com/179431825

Oggi quello sguardo pieno di speranza di una ragazzina infinitamente dolce è cambiato. Fra i binari al confine con la Macedonia vivi nel fango, ma hai davanti a te un confine, un obiettivo. Seppure fatto di filo spinato, quell’obiettivo nutre la tua voglia di resistere. Chiusi invece in un capannone, lontano da tutto, quell’obiettivo non lo vedi più. Ti danno da mangiare, ci pensano loro, ti mantengono in vita, ci pensano loro. Ma questa è vita?

La risposta è nello sguardo e nei disegni di Razan che mi arrivano dal campo di Sindos.

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