Marchesi il punching ball

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Avete presente quei pupazzi con la molla sotto che puoi colpirli finché vuoi e scattano sempre su con la stessa espressione, pronti a prendersi altri cazzotti in faccia? Ecco, Piero Marchesi è proprio così.

Più di una volta ieri sera, durante l’approfondimento del Quotidiano, chiunque abbia del cuore ha avuto l’impulso di entrare nel televisore e implorare sia Dadò sia Melchionda di finirla, di avere pietà, persino di impedirgli di continuare a scavarsi la fossa da solo. In una decina di minuti o giù di lì, il presidente cantonale dell’UDC ha offerto un campionario da fiera degli orrori che, difatti, ha frantumato le briglie al capogruppo PPD, uno che quando sente odor di sangue fa impallidire lo squalo martello.

Marchesi è stato messo all’angolo da Dadò, che con ruvida schiettezza gli ha detto in faccia quello che pensano un po’ tutti: “avete chiamato gli elettori al voto dicendogli che in caso di Sì a “Prima i nostri” la situazione sarebbe migliorata. Forza, fatelo. Subito”. La risposta del presidente democentrista? Uno strano mélange tra modello Ginevra (proposta già smontata da Michela Delcò Petralli), la proposta di un tavolo di lavoro aperto all’economia e alle forze esterne alla politica (quindi con i tempi che si dilatano a dismisura), le accuse ai consiglieri nazionali pipidini di aver votato compatti l’applicazione light del 9 febbraio (balla colossale, il PPD da quando c’è Pfister al timone ha virato a destra e, difatti, ha chiesto i contingenti). Non male per essere un presidente di partito.

Ha candidamente ammesso che nella campagna elettorale del 9 febbraio i democentristi non accennarono minimamente al fatto che con l’approvazione sarebbero stati messi in pericolo i Bilaterali, ha dato come al solito la colpa a Berna, ha dimostrato di non aver la minima idea di come applicare né il 9 febbraio né “Prima i nostri”. Insomma, Marchesi è il ritratto plastico dei suoi elettori: bravissimi a usare slogan e sbraitare, inventarsi problemi, lanciare il sasso e togliere la mano. Il fatto è che, come dice Dadò, lui quei cittadini li ha chiamati alle urne, li ha fatti votare e gli ha fatto approvare un’iniziativa irrealizzabile.

Spieghi come intende realizzarla, invece di sparare a salve su chiunque con una confusione che poco si addice alla carica che ricopre.

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